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Enciclopedia Archeologica

ʿAmrit

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ʿAmrit (anche Marathos) è un sito archeologico siriano.

Si trova a 7 km a sud di Tortosa e a 700 metri dalla coste mediterranea, dietro ad alcune dune di sabbia dove sono stati identificati resti ellenistici e romani. Le dimensioni della città erano di 3x2 km, e due fonti riforniscono Nahr ʿAmrit a nord e Nahr al-Qubleh a sud: entrambi scorrono verso il mare, ma solo il primo vi sfocia, dato che il secondo forma un angolo. Serviva come porto continentale per l'isola di Arados: scavi recenti hanno evidenziato un piccolo porto. L'isola è arida e rocciosa e dista 3,5 km dal continente, ed ha due larghe baie profonde e ben protette che formano un porto naturale. Al declino di Ugarit la città insulare diventa il centro commerciale e navale principale della costa siriana; fino all'età romana la regione dipende dai porti dell'isola di ʿAmrit, tanto che Alessandro vi passò quattro giorni durante la sua conquista di Damasco.

Gli unici monumenti visibili prima degli scavi erano quelli di età persiana, ossia le torri funerarie, delle quali due soprannominate "fusi" dagli autoctoni ed un terzo di forma cubica. Inoltre erano stati edificati anche due templi presso la sorgente: il Maʿabed ed il tempo della fonte dei serpenti, quest'ultimo scomparso e descritto da M. Maundrell (1697), Richard Pococke (1743) ed Ernest Renan (1860). Una breve indagine archeologica condotta da Dunand nel 1926 presso il Maʿabed, ma solamente nel 1954 sono stati esplorati il tell e lo stadio. Il Maʿabed è stato parzialmente scavato nel 1957 e l'ipogeo nel 1976.

Sul lato settentrionale del tell si trova un edificio principale conservato per 24,2 metri est-ovest e per una larghezza di 21,8 metri, mentre solo il muro meridionale è rimasto intatto; gli oggetti più significativi da questa struttura datano alla fine dell'età persiana (fine del V - prima metà del IV secolo a.C.). Alcuni saggi sul tell hanno evidenziato le fasi più antiche, datate dai rinvenimenti ceramici alla fine del III millennio, come alcune brocche con piccole anse e collo breve decorate con linee orizzontali chiare e vicine. Dagli scavi sono note otto tombe mensolate: delle piccole pietre formano una cupola circolare che chiude una fossa di 2,5-3,5 metri; gli scheletri rinvenuti nelle tombe meglio conservate erano ripiegati uno sopra l'altro dato che il diametro della tomba non era largo abbastanza per contenere un corpo disteso. Nel corredo figurano una spilla di bronzo, un'ascia fenestrata, un'ascia semicircolare, una lama di pugnale, una coppa di terracotta, una lancia, una brocca, calici color crema con linee incise, e giare decorate. Queste tombe a silos posso essere inserite nelle forme note di sepoltura nella Siria fenicia: queste si datano tra il Bronzo Medio III ed il Bronzo Tardo I o II, le cui datazioni sono interessanti per le potenziali connessioni con l'invasione amorrita in Fenicia.

Il tempio porticato è noto localmente col nome di Maʿabed, e gli scavi intrapresi nel 1955 sono serviti a chiarire alcuni problemi esposti da Renan nella sua missione del 1864. Il tempio - scavato dal pendio roccioso di ghiaia vicino a Nahr Marathus - era completamente ricoperto di macerie, ed erano visibili solamente i pilastri ad angolo a T ed il santuario centrale. Nel 1957 gli scavi raggiunsero il fondo del bacino a circa 3 metri sotto il livello del pavimento del portico. Le dimensioni massime dell'edificio sacro erano 56,23 metri in lunghezza per 49,5 metri in larghezza, mentre il bacino misura 46,7 x 38,5 metri; un canale che scorre a nordovest portava via l'acqua. Gli scavi hanno rimosso i frammenti architettonici maggiori finiti nel bacino, e si trattava di elementi del portico in stile persiano achemenide. Tra la ceramica ritrovata vi erano frammenti di anfore da Rodi, anse stampigliate, grandi coppette megaresi e ceramica incisa di Pergamo; dalla sezione settentrionale provengono numerosi frammenti di brocche globulari con fondo piatto con un piccolo orlo battente sulla spalla ed un breve collo terminante in un colino, solitamente con due-cinque aperture, talvolta sette; queste brocche potrebbero essere state impiegate per l'acqua santa del tempio. I pilastri scoperti sono alt 3 metri, per 1 x 55-60 m in sezione; sono stati scoperti anche blocchi di architrave e merli ciechi dalla sommità, come anche il bugnato della copertura: questi frammenti hanno permesso di ricostruire il naos al centro del bacino, che avrebbe servito come rifugio per l'idolo. Questo tempio è unico, con il suo ampio ingresso affiancato da due torri quadrate a nord, ed un altare al centro; è attribuibile al tempo dell'espansione achemenide in Siria dopo la conquista di Babilonia da parte di Ciro nel 539 a.C. Fu dedicato agli dei salvifici Melqart ed Eshmun.

I resti dalla favissa scoperti da Dunand nel 1926 si datano ai due secoli di dominio persiano: la favissa è situata 100 metri ad ovest del Maʿabed, sove forma un terrapieno (70 x 60 m), e questa fino a poco tempo fa era impiegata dai locali come cava di materiali. Dunand vi ha trovato qualche statua in calcare, di cui alcune vestite secondo lo stile di Ramses II; altre rappresentano Eracle e sono simili a quelle sulle scalinate di Persepoli (Dunand 1944-1945; 1956-1948). Gli scavi del 1957 hanno aggiunto altri frammenti alle statue trovate nel 1926, che sono datate al VI-IV secolo a.C.

Lo stadio è stato approfondito dagli scavi di Renan: si trova sul lato nord del Nahr, ed ha sette ordini di sedili su entrambi i lati che terminano con un semicerchio e due corridoi di passaggio. Sul lato meridionale erano le fondazioni di alcune piccole abitazioni, e da ui provengono alcune anse stampigliate di anfore rodie. Alcune tombe romane sono state scavate nella roccia. Lo stadio è datato al IV secolo a.C., in uso fino al secolo successivo. I "fusi" sono ipogei coperti da monumenti funerari, mentre l'ipogeo piramidale consiste in una base cubica su cui s'impianta un cilindro ed una piramide ad otto facce; due gradini irregolari vi discendono, seguiti da altri tre più in fondo. L'interno consiste di due camere, la prima con i loculi e la seconda conteneva il fondatore dell'ipogeo. L'ipogeo piramide è contemporaneo al tempio di ʿAmrit, ma gli oggetti ritrovati all'interno sono datati tra il IV ed il I secolo a.C., indicando così che l'ipogeo fu in uso per lungo tempo. L'ipogeo a cupola ha un cilindro di 5,5 metri di altezza (9,5 metri in totale) ed è fiancheggiato da quattro leoni e coperto da una cupola: la parte superiore ha un fregio decorativo simile a quello del tempio; le planimetrie dei restauri del 1976 hanno corretto i risultati pubblicati da Renan (1864). La città venne impiegata come cava per il colore delle sue pietre, e distrutta nel I secolo a.C.


La città era costituita da una breve striscia costiera, priva di insenature per uso portuale, con due piccoli corsi d'acqua. A nord si trovano i resti dell'abitato ed il maabed, mentre a sud erano le necropoli e la località di Ai el-Haijat; era legata ad Arado nel periodo fenicio, anche se non apparteneva al suo hinterland.

Il maabed fu scavato da Ernest Renan, ed anche successivamente: il suo impianto era genericamente egiziano, ma la costruzione avvenne in periodo persiano. È stato costruito in parte scavando il banco di roccia, in parte aggiungendo blocchi: si tratta di un bacino rettangolare con al centro un basamento risparmiato per costruirci una cappella. L'acqua proveniva da una sorgente vicina, e lungo i tre lati vi erano passaggi porticati con massicci pilastri rettangolari: nel lato nord si trova l'ingresso monumentale con due torri e due altari simmetrici. La cappella centrale era a tetto piano ornata da modanatura a gola egizia e merlature a gradini, mentre il gocciolatoio era composto da due protomi leonine. Il santuario era dedicato probabilmente ad un dio guaritore, forse Eshmun. Vicino c'era anche una favissa, ossia una fossa cultuale, studiata da Maurice Dunand con un'iscrizione ed un ex voto, che confermerebbero Eshmun e Melqart quali destinatari del culto. Nelle vicinanze era una necropoli con diverse tombe scavate nella roccia, con alcuni sarcofagi antropoidi ed alcune tombe sormontate dai cosiddetti megazil, edifici a forma di torre che davano accesso alla camera funeraria, risalenti al IV secolo a.C. Vi era anche uno stadio monumentale scavato nella roccia nel II secolo a.C.: la città era infatti completamente autonoma in età ellenistica.

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