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Emar (anche Meskené) è un sito archeologico siriano.

Si trovava sulla sponda orientale dell'Eufrate in territorio siriano, ed oggi è sommerso dalle acque del lago Assad, nel punto di convergenza fra le rotte terrestri e fluviali est-ovest. Fino al 1972 la città era nota solamente dai testi di Mari, Nuzi ed Ugarit, che ne costituivano i partner politici e commerciali: la costruzione della diga Tabqa ha portato Jean-Claude Margueron all'esplorazione del sito in sei campagne dal 1972 al 1978. Ma il sito individuato non è la città riportata nei testi del Bronzo Medio, dato che i sondaggi non hanno evidenziato resti anteriori al Tardo Bronzo e la città è stata integralmente realizzata solo a partire dal XIV secolo a.C., per essere distrutta violentemente poco dopo il 1187 a.C. (Arnaud 1975). La contraddizione tra i testi e la realtà archeologica ha lasciato pensare che la città del III e II millennio fosse collocata nella stessa valle ma erosa da un meandro del fiume, portando così alla ricostruzione nel Tardo Bronzo: il lavoro potrebbe essere stato promosso dal re ittita Šuppiluliuma I (1380-1340 a.C.) o dal figlio Muršili II (1339-1306 a.C.), con l'obiettivo di salvaguardare un collegamento commerciale vitale. Abbandonato dopo la sua distruzione, il sito viene parzialmente rioccupato in età romana sotto il nome di Barbalissos; le mura bizantine circondavano la città medievale di Balis, che continua ad esistere fino alla conclusione del periodo ayyubide.

Gli archivi eblaiti provano l'esistenza di Emar durante la metà del III millennio, grazie ad una alleanza dinastica che ne facilita le relazione commerciali; all'inizio del XVIII secolo gli archivi di Mari mostrano la città come un centro commerciale fondamentale per gli scambi con i grandi centri siriani. La scoperta di diverse centinaia di testi appartenenti agli archivi pubblici e privati di un sacerdote coprono il secolo e mezzo che va dalla fine del XIV secolo al 1187 a.C., permettendo così di definirne la storia nel Tardo Bronzo. Emar era il capoluogo della provincia ittita chiamata Astata, direttamente dipendente al regno di Karkemish, ed il cui potere centrale era rappresentato da un generale chiamato Capo dei Carri. I testi sono facilmente raffrontabili con la narrativa biblica, ma sono entrambe reminescenze di un dominio culturale comune.

Gli architetti urbani scelsero un sito sul promontorio, lontano dalla tradizione siriana che preferiva luoghi piani per l'insediamento; alterarono completamente la topografia della zona, creando terrazzamenti scalati ed un canale (lungo circa 500 metri, largo 50 e profondo 20 metri), così da avere una visuale ottimale per la difesa ed il commercio. I quartieri residenziali si impiantano su queste infrastrutture: due sono stati scavati in estensione con le trincee A e D. Gli edifici furono costruiti gradualmente, e si suppone che le porte d'accesso fossero collocate al centro dei lati del quadrilatero di circa 1 km; una parte del bastione era situato nel lato occidentale del sito, lungo il canale artificiale. La planimetria delle quasi trenta abitazioni indagate è uniforme, con una grande sala rettangolare aperta direttamente sulla strada e nel lato opposto due stanze equivalenti con ingressi separati. La presenza frequente di scalini, il metodo di costruzione ed il rinvenimento di legno carbonizzato tra i detriti farebbe pensare che queste abitazioni fossero coperte da tetti, con terrazzi organizzati come ambienti a cielo aperto. Questa architettura particolare è frequente su questo lato dell'Eufrate e nella Siria settentrionale in genere per tutto il secondo millennio a.C. Modellini fittili di templi o abitazioni sono stati rinvenuti tra i reperti ceramici. Il palazzo appartenente al governatore locale non è stato scavato, ma si trovava sul promontorio nordoccidentale così da dominare sia la valle che il porto, ed aveva la tipica forma del ḫilani, la residenza distintiva dell'età del Ferro nordsiriana; il ḫilani è caratterizzato da una facciata con un portico colonnato, che porta a due stanze rettangolari di cui una certamente doveva servire come sala del trono, e da un piano rialzato: questo sarebbe l'esempio più antico in Siria. Ed era anche fornito di stanze installate a vari livelli sul lato meridionale del promontorio, per cui sembra probabile pensare ad un'origine ittita per quest'ultimo tipo architettonico. Sono stati scavati quattro templi, ed appartengono tutti al tipo settentrionale a sala lunga per il culto, con un altare per le offerte ed un podio per il dio, ed altri arredi per i riti, il tutto dietro ad un vestibolo aperto all'esterno da una veranda colonnata, ed era associata anche una spianata o una terrazza fornita di altare in uso per altri sacrifici. Il santuario principale era formato da due templi dedicati a Baal ed Astarte, entrambi sull'acropoli ai due lati della strada che portava alla terrazza sacrificale; un terzo tempio dedicato a tutti gli dei era gestito da un sacerdote la cui reputazione era giunto fino ai re ittiti, ed il suo archivio costituisce un importante sguardo sui progressi della divinazione nel Vicino Oriente; un quarto santuario dedicato ad una divinità a noi ignota presenta ricche offerte votive.

Bibliografia Edit

  • D. Arnaud, "Les textes d'Emar et la chronologie de la fin du Bronze Récent", in Syria 52 (1975), pp. 87-92.
  • J.-C. Margueron, "Les fouilles françaises de Meskéné-Emar (Syrie)", in Comptes Rendus de l'Académie des Inscriptions et Belles-Lettres (1975), pp. 201-211.
  • J.-C. Margueron, "Rapport préliminaire sur les deux premières campagnes de fouille à Meskéné-Emar, 1972-1973", in Annales Archéologiques Arabes Syriennes 25 (1975), pp. 73-86.
  • J.-C. Margueron, "La campagne de sauvegarde des antiquités de l'Euphrate", in Ktèma 1 (1976), pp. 63-80.
  • J.-C. Margueron, "Maquettes' architecturales de Meskéné-Emar", in Syria 53 (1976), pp. 193-232.
  • J.-C. Margueron, "Un exemple d'urbanisme volontaire à l'èpoque du Bronze Récent en Syrie", in Ktèma 2 (1977), pp. 33-48.
  • J.-C. Margueron, "Un Ḫilāni à Emar", in Annual of the American Schools of Oriental Research 44 (1979), pp. 153-176.
  • J.-C. Margueron (ed.), Le Moyen Euphrate, zone de contacts et d'échanges. Acts du Colloque de Strasbourg, 10-12 Mars 1977, Leida 1980.
  • L. Badre, Les figurines anthropomorphes en terre cuite à l'Age du Bronze en Syrie, Parigi 1980.
  • D. Beyer (ed), Meskéné-Emar. Dix ans de travaux, 1972-1982, Parigi 1982.
  • J.-C. Margueron, "Aux marches de l'Empire hittite. Une campagne de fouille à tell Faqʾous (Syrie), citadelle du pays d'Astata", in La Syrie au Bronze Récent. Recueil publié à l'occasion du cinquantenaire de la découverte d'Ugarit-Ras Shamra, Parigi 1982, pp. 47-66.
  • D. Arnaud, Emar IV. Textes sumériens et accadiens, Parigi 1985-1987, voll. I-IV.
  • G. Bunnens, "Emar on the Euphrates in the Thirteenth Century B.C.: Some Thoughts about Newly Published Cuneiform Texts", in Abr-Nahrain 27 (1989), pp. 23-36.
  • A. Tsukimoto, "Emar and the Old Testament: Preliminary Remarks", in Annual of the Japanese Biblical Institute 15 (1989), pp. 3-24
  • Imâr avant le Bronze-Récent (Mari. Annales de Recherches Interdisciplinaries 6), Parigi 1990.

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