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Per E. Chiera (1938) la nascita della scrittura cuneiforme sumerica subisce uno sviluppo lento e naturale. D. Schmandt-Besserat individua otto momenti cruciali, i cui inventori sarebbero ignoti, probabilmente sei contabili e du scribi. Il primo elemento è la comaprda dei contrassegni d'argilla in Siria nell'8.000 a.C., per cui ad ogni contrassegno assegnò un significato per registrare i propri beni, ed era un primo codice visivo. I manufatti erano creati dunque per comunicare informazioni su specifiche quantità. In seguito danno origine a forme incise o punzonate, con la nascita delle città alla fine del IV millennio; tuttavia il sistema resta arcaico, in quanto la corrispondenza è sempre uno ad uno. Nel 3.500 in un tempio ad Uruk si assiste al secondo elemento, ossia si preparano pacchi di argilla (cretule o bullae) per tenere insieme e proteggere i contrassegni, con anche una superficie di argilla, dove si incideva il sigillo per garantire la transazione. Come terzo elemento si indicano i contrassegni sulla superficie: contrassegni tridimensionali ridotti a segni bidimensionali. Ma ciò non avvenne in Sumer, probabilmente ad Habuba Kebira, in Siria o a Susa. Il quarto elemento compare nel 3.300-3.2000 a.C. ad Uruk, o in altre località, in cui si incidiono contrassegni su tavolette d'argilla, eliminando le forme materiali interne. Ma il sistema non è completamente mutato, poiché i segni rappresentano solo unità di beni singoli. Nel 3.100 a.C. si utilizza lo stile appunti per i segni, ed è il quinto elementi, con i segni che passano da stampigliati ad incisi; inoltre viene aggiunto il numerale per numero astratto. Quindi la scrittà e la contabilità si evolvono separatamente. Come sesto elemento si registrano nomi di fruitori (3.000 a.C.) e si inventano segni con significato di suoni, ossia i fonogrammi. Nel 2.800 a Ur si scrive per uso non contabile - settimo elemento - su oggetti deposti nelle tombe, dato che il nome si doveva pronunciare regolarmente per l'aldilà.

Con il precedente modello diffusionista (metà 1960) si riteneva che la scrittura fosse stata inventata in Mesopotamia nel 3.000 a.C. accellerando poi los viluppo in Egitto e Cina: si ritiene che in realtà sia stata creata per esigenze locali quattro volte diverse, da Sumeri, Egizi, Cinesi e Maya. SI tratta di una conquista tecnica che mostra una complessità socio-politica crescente, sicuramente in Mesopotamia: nelle altre cultura i testi amministrativi vengono redatti in materiali deperibili. Nel tardo periodo Tardo Uruk (fine IV millennio) una rapida crescita della popolazione porta ad una struttura socio-politica gerarchizzata, con degli esperimenti per migliorare la contabilità e l'amministrazione, comparendo così il sigillo cilindrico. Altra strategia era quella delle tavolette numerico-ideografiche, trovate solo ad Uruk e in Susiana, con semplici notazioni numeriche con ideogrammi di oggetti, costituente l'anello tra le notazioni numeriche e gli ideogrammi protocuneiformi. Nella fase successiva (Uruk III, 3.200-3.000 a.C.) si diffonde la scrittura in Mesopotamia, e a Susa nasce un sistema indigeno, il protoelamita. Il sistema è molto elaborato, dato che le basi del protocuneiforme sono dettate da una notazione numerica in contrassegni e la rappresentazione simbolica e pittorica (in glittica); è dunque necessario un lungo apprendimento, poiché doveva essere uniforme. Difatti sono noti parecchi testi lessicali (liste di parole per gruppi), unici conosciuti tra i testi arcaici oltre a quelli amministrativi. La leggenda dell'invenzione della scrittura vede Enmerkar, re di Uruk, che contratta a lungo con un sovrano iranico ed infine inventa la scrittura per sovrastare l'antagonista: l'episodio riflette il luogo comune per cui la scrittura deriva dalla lingua parlata, anche se in realtà era impiegata per fare ciò che non si poteva col parlato. Viene inventata per applicare il potere denotativo della lingua a compiti amministrativi, per cui dunque i simboli erano inadatti. Qui si ha un'applicazione tardiva in altri campi come la letteratura, mentre nella cività egizia e cinese avviene prima: l'amministrazione burocratica infatti ne giustificava i costi sociali. La pittografia era il metodo principale per rappresentare le parole: in Uruk III si ha maggiore schematizzazione, con la riduzione di linee curbe e lo stelo con punta a cuneo. In seguito il segno serve per esprimere una sequenza fonetica, priva di significato in sè: la scrittura fonetica diventa comune dal 2.900 a.C., fondamentale anche per le lingue straniere. Sotto la dinastia di Akkad (circa 2.350 a.C.) si afferma il sistema di lingua semitica con segni cuneiformi sumerici, per indicare i loro valori fonetici: i logogrammi sumerici vengono letti in semitico colo per i nomi comuni. L'origine della scrittura dunque non è nella rivoluzione neolitica, ma è da ricondursi alla rivoluzione urbana, nella metà del IV millennio a.C.

L'origine della scrittura semitica meridionale mostra una somiglianza formale con i sengi nordarabici e sudarabici, anche se non di certo con segni protosinaitici: le radici si trovano probabilmente nell'area siropalestinese, di sicura derivazione dal fenicio, per la scrittura consonantica ed alcuni segni simili. Divenuta certa con la tavoletta di Beth Shemesg, per cui dunque in Siria e Palestina nel XIII ecolo era già noto l'ordine alfabetico tipico delle scritture meridionali. Il problema è posto da tre secoli privi di documentazione, poiché nel Tardo Bronzo compaiono le iscrizioni meridionali. Le prime attestazioni sudsemitiche sono in Yemen, Palestina, Mesopotamia e Iran, non anteriormente al IX secolo: l'area siropalestinese è il primo centro della nuova scrittura, con genti poi installatesi in Yemen passarono per la Palestina. Invece le genti nordarabiche apresso l'uso del cammello penetrarono nella penisola araba come carovanieri, così da poter giustificare il vuoto cronologico. Però la scrittura meridionale è più simile ai segni transgiordanici, forse poiché fu questo il luogo d'elaborazione. Il dato sarebbe avvalorato da una testimonianza letteraria: nel 1975 è stato scoperto un testo luvio dell'VIII secolo in cui Yariris, re di Karkemish, conosce la scrittura di Taiman (non l'oasi biblica di Theima, ma un etnonimo), ossia i Teimaniti che nel 800 a.C. erano nel Tur Abdin, in Turchia. Attaccati da Adad-Nirari II, poi tributari di Tiglatpileser III, poi nell'Antico Testamento a Bostra e nel Sinai, fino ad un progressivo spostamento verso sud. Inoltre mostra che la scrittura nordarabica sorge in ambienti sedentari; la scrittura meridionale nasce nel XIV-XIII secolo, diffondendosi poi con le popolazioni che introdussero il cammello. La scrittura teimanita è da idenfiticare anche con le scritture su cilindri mesopotamici (VIII-VI secolo) in caldeo, su sugilli a timbro palestinesi (coevi) in dedanita, su segni su vasi da Gerusalemme (inizio VI secolo), su due sigilli ed una spada dal Luristan. Erano in uso con genti di lingua diversa, ma la grafia era uniforme con aspetto monumentale. Il nordarabico veniva inciso elegantemente sulle pietre, con segni di tipo squadrato, simili al teimanita. Il sudarabico era di disposizione molto irregolare, con segni approssimativi e con tendenza ad arrotondare. Il nordarabico si forma nel VI secolo dal protoarabo (vari oggetti di prima), mentre il sudarabico ha uno sviluppo autonomo nel V secolo; ma dalla nuova documentazione sappia che le apparizioni avvennero contemporaneamente. La soluzione al problema terminologico vorrebbe che per teimanita s'intendesse le iscrizioni e la scrittura nord del periodo antico (fino al VI secolo), con nordarabica la scrittura derivata dalla teimanita (introdotta in penisola araba ed Etiopia), e sudarabica la scrittura elaborata in Yemen, poi le iscrizioni nordarabiche quelle prodotte a nord e le iscrizioni sudaraniche quelle a sud. Il valore dunque diverso se riferito ad iscrizione os crittura. Nel IX-VIII secolo in Yemene e Hadramaut si hanno anche iscrizioni sudarabiche in scrittura nordarabica, dalla Palestina: da questa sis viluppa la scrittura sudarabica classica, monumentale ed elegante su supporti di pregio, accanto anche alla scrittura nordarabica usata dagli arabi.

Il primo compimento della scrittura si ha nella seconda metà del IV millennio a.C. con le tavolette del quatro strato di Uruk. I monemi sono elementi dotati di forma fonica e significato (come le parole), però è troppo complicato da assegnare: si sviluppa l'idea di parole come elementi fonici distinguibili, fin dalle prime manifestazioni nel Vicino Oriente. Il linguaggio è doppiamente articolato, con i suoi che compogno parole e parole che compongono frasi,unica specie vivente in uso. Ma gli elementi di base sono sillabe, e le consonanti sono astrazioni non raggiungibili. In ogni testo coesistono fonogrammi e ideogrammi, ad esempio numeri o simboli matematici, con una presenza maggiore notevole nel III e II millennio. Nel secondo millennio appaiono sistemi grafici con semplici consonanti: le prime manifestazioni delle lettere fenicie, cioè le iscrizioni protosinaitice della prima metà del II millennio. è ormai certa l'origine dell'alfabeto greco dal fenicio, benché quest'ultimo non conosca segni per le vocali autonome (come gli alfabeti ugaritici ed altri semitici, escludendo il cuneiforme accadico che è sillabico): teoricamente c'è una riorganizzazione greca, ma l'alfabeto greco pare il punto di arrivo. Infatti si riproducono meccanismi costitutivi della lingua, come la doppia articolazione, l'arbitrarietà del segno e la linearità dei significa. Il numero di sillabe è maggiore dei fonemi in genere, e l'alfabeto permette una conoscenza più semplice e diffusa. In India la scrittua compare tardivamente, ad eccezione delle scritture semi-indecifrate (Marappa e Mohenjo-Daro, XVII secolo a.C.): il devanagari è una scrittura complessa, non proprio alfabetica. In molti casi, soprattutto coi nazionalismi europei, alla nascita di una nazione corrisponde l'invenzione di un alfabeto. La rivoluzione dell'alfabeto avviene nell'area siropalestinese a metà strada tra Egitto e Mesopotamia, con focolai di scrittura nel III millennio: il territorio di plurilinguismo, anche per invasioni continue. Anticamente non vi era alcuno stimolo al cambiamento, e la scrittura in uso si adatta per necessità degli scrivi: perciò un'unica evoluzione solo nella forma dei segni, semplificata nel corso del tempo. Il cosiddetto "alfabeto semitico" è un'invenzione del secondo millennio, in realtà non perfettamente alfabetico: ogni segno era traslitterabile in un segno alfabetico, ma la resa fonetica del testo è meno precisa. è possibile ricostruire il percorso fino agli alfabeti semitici: scrittura fonetica sillabica, scrittura a sillabe aperte, scrittura sillabica a vocale indeterminata, scrittura alfabetica consonantica. Il primo passo di semplificazione fu il passaggio dalla sillaba chiusa (CVC) a quella aprte (CV); ulteriore evoluzione il solo segno con più letture, ma con medesima parte consonantica. L'alfabeto semitico non era esclusivamente consonantico: alcuni accorgimenti identificavano la parte vocalica, per alcume sillabe (come in ugaritico). Il passaggio decisivo all'alfabeto completo furono le matres lectionis, ossia lettere propriamente consonantiche ma adoperabile talvolta con valore vocalico: molto in uso nell'alfabeto aramico, è una risorsa essenziale per le popolazioni non semitiche che adottano l'alfabeto. Fra gli esempi più antichi l'ostrakon di 'Izbet S.ertah, datato al 1.100 a.C. in lingua non semitica (forse filisteo), mostrano una grafia vocalizzata tramite matres lectionis. L'antico egiziano è una lingua camitica affine a quelle semitiche, con segni fonetici che rengono valori consonantici delle sillabe, mentre in sumerico le vocali sono molto ben distinte (molto diverso da lingue camito-semitiche il sumerico). Gli alfabeti semitici usano la scrittura ugaritica (dal XIV secolo) e quella fenicia (dal XI) e sono attestati dalla seconda metà del II millennio, sicuramente con precedenti in epoche anteriori, con influenza egiziana nelle forme dei segni. A Biblo sono state rinvenute iscrizioni indecifrate (fine III-inizio II millennio) con segni in forma egittizzante, perciò detta scrittura pseudogeroglifica, probabilmente costituita da sillabe aperte per il numero limitato dei segni (144) e l'elemento fisso. La scrittura protosinaitica è più nota delle precedente, rinvenuta dal 1905 a Serabit el-Khadim nel Sinai, brevi, indecifrate, risalenti a prima metà del II millennio, forse esempio più antico di scrittura consonantica. Il numero dei segni è molto limitato, e sono riconosciute anche alcune parole semitiche. Le iscrizioni simili ritrovate in Palestina sono protocananaiche (più antiche, con segni pittografici) e le paleocananaiche (successiva, in forma astratta e lineare). L'alfabeto semitico di più antica attestazione è l'ugaritico, composto da 30 segni, continuazione di un alfabeto lineare antico non pervenutoci, adattato alla prevalente grafia cuneiforme, in stretto rapporto con alfabeto fenicio, e poi aramaico.

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