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I Fenici furono un popolo semita che ebbe origine nella costa attuale del Libano e si espanse lungo tutto il Mediterraneo.

Le fasi principali dell'epoca propriamente fenicia, anche se con scarsa documentazione sono: XII-IX secolo a.C., età dell'autonomia politica; IX secolo - 612 a.C., periodo del dominio assiro; 612-539 a.C., periodo del dominio babilonese; 539 - 330 a.C., età del dominio persiano. I confini geografici sono invece costituiti dalla costa siro-palestinese: a nord le città di Arwad e Shukshu, a sud Acco, ad ovest la costa mediterranea, ad est la catena del Libano: si tratta di una regione compressa fra la terra e il mare, con una separazione storica dall'entroterra. L'interazione con l'interno avviene soprattutto per il commercio del legno, più precisamente il cedro libanese. La circolazione ovest-est (orizzontale) riscontra pochi passaggi, mentre quella nord-sud (verticale) avviene per via marittima. Le città erano fondate sui promontori della costa, con uno o più porti ed un hinterland fino alle montagne (cosiddette "città-stato"); quando possibile venivano utilizzati gli isolotti antistanti la costa, per essere meglio fortificati. Il clima comporta d'inverno piogge fertilizzanti, mentre d'estate la stagione è secca, ma mitigata dall'irrigazione. L'agricoltura era ben sviluppata, soprattutto grano, ulivo, vite, frutta (particolarmente fichi e sicomori); molto abbondante è la lavorazione del legno, la pesca e lo sfruttamento della murex, la conchiglia per la porpora. Le risorse sono notevoli, utilizzabili però totalmente solo in un contesto di scambi.

A causa del naufragio della letteratura fenicia per il materiale scrittorio utilizzato, il papiro, si hanno fonti perlopiù esterne. Esistono testi epigrafici diretti, con lo svantaggio di essere stereotipati e laconici: l'inizio dell'uso monumentale è testimoniato dal sarcofago di Ahiram di Biblo (circa 1000 a.C.). Si conoscono anche testi lapidati arcaici (X-IX secolo a.C.), iscrizioni dinastiche (che provano legami ideologici con l'Egitto, soprattutto a Biblo), iscrizioni dell'epoca persiana, funerarie e testimonianze devozionali (da Sidone) e testi funerari (da Tiro). I principali testi esterni sono gli annali assiri, le cronache babilonesi, le iscrizioni persiane, i testi egizi (in particolare il testo di Wenamun e elʿ-Amārnah), l'Antico Testamento, e gli autori classici. Una fonte indiretta sono i cosiddetti Annali di Tiro, citati da Giuseppe Flavio attraverso Menandro di Efeso, che coprono i X-VIII]] e VI secoli a.C., e testimoniano l'esistenza di una tradizione storiografica locale. Le fonti archeologiche sono difficilmente accordabili alle fonti scritte, anche perché è complesso individuare dei marcatori culturali specificamente fenici.

Etnonimo Edit

Il termine "fenici" si fa risalire alla parola greca φοίνικες (attestata già in Omero come nome di questo popolo), che probabilmente era un esoetnonimo: non risulta che i Fenici si siano mai dati una denominazione complessiva, oltre alle denominazioni delle singole città. L'origine sarebbe da collegarsi al termine φοῖνιξ, ossia "rosso porpora". Le fonti antiche rimarcano più volte come la lavorazione della porpora fosse una fiorente industria dei Fenici, e i vari ritrovamenti di depositi di conchiglie, da cui si traeva la porpora, non fanno che confermare quanto asserito dai testi classici. Nei testi micenei è noto l'aggettivo femminile po-ni-ki-ja per indicare il "rosso" di un carro, e come sostantivo è attestato per indicare quella che Plinio chiamava herba Phoenicea.[1]. Lo stesso vale per la parola "cananei", che veniva usata nelle fonti locali dal III millennio a.C. a Ebla e nell'Antico Testamento, nota per la prima volta nel XV secolo a.C. dall'iscrizione accadica sulla statua di Idrimi e su una stele egiziana menfitica di Amenofi III, e forse derivata dall'accadico kinakhkhu nei testi di Nuzi (E. Speiser), sempre per indicare la stessa tonalità di colore, anche se con ogni probabilità sarebbe il toponimo ad aver caratterizzato il sostantivo; il termine viene impiegato in età ellenistica in Fenicia, fino alle fonti classiche e tarde africane[2]. L'uso del termine "sidonii" è invece attestato solamente da parte dei Greci e nell'Antico Testamento, specificamente nella Tavola dei Popoli[3] dove Canaan ha due figli di nome Sidone ed Het.

Se l'attribuzione di un nome unitario a questo popolo si deve soprattutto ai Greci, dall'altro la maggior parte della documentazione orientale privilegia le singole città come protagoniste della storia fenicia. In generale, quindi, sono scarsi e poco frequenti i nomi che designano i Fenici come unità, a causa del loro frazionamento: il dibattito sull'esistenza di una loro nazione ha portato a supporre una sorta di confederazione marinara. Di ciò non si possiedono molte tracce, ma viene supposto dal patrimonio culturale comune esistente. Secondo Filone di Biblo[4] i Fenici erano autoctoni della regione, mentre per Erodoto[5] provenivano originariamente dal mare Eritreo, e Strabone[6] e Plinio[7] affermano di ritrovare templi simili a quelli fenici nel golfo Persico; Giustino[8] racconta che a seguito di un terremoto i Fenici si sarebbero prima stanziati su un lago siriano e poi sulla costa mediterranea.

Storia Edit

Nel I millennio a.C. la Fenicia viene integrata nei grandi imperi, anche se riesce comunque ad espandersi. Benché l'indagine archeologica sia stata difficoltosa, si hanno notizie dal III millennio a.C. di occupazioni di Biblo e Tiro. Sono frequenti le campagne egiziane a scopo soprattutto commerciale, con alcune colonie di mercanti; nel XIV secolo a.C. si affermano Mitanni e gli Ittiti, con un consolidamento parallelo egizio ed una divisione del territorio in distretti: Canaan diviene il capoluogo per la Cisgiordania, Ube per le zone fenicie e siriane interne, Amurru per la costa fenicia e siriana. Le città appaiono prospere, con una certa autonomia ed un territorio ed una cultura propri. Nel XIII secolo a.C. avvengono i primi contatti commerciali con Ciprioti e Micenei, ed inviano coloni a spingersi verso nuovi lidi sempre più ad ovest. Nel 1200 a.C. giungono i Popoli del Mare con il conseguente crollo del sistema palatino regionale, contemporaneamente degli altri stati e palazzi. Si hanno tracce di distruzione più labili in Fenicia, con solamente una contrazione degli abitati ed un impoverimento generale. La decadenza del prestigio egiziano, dovuto all'abbandono dei possedimenti asiatici, dona l'opportunità alle città fenice di svilupparsi: indizio di questa situazione è l'episodio di Wenamon a Biblo con Zakarbaal.

Età dell'autonomia politica Edit

Nel XI secolo si osserva un arricchimento ed un'espansione, il cui centro propulsore è Sidone. Da Giustino si ha notizia della fondazione di Tiro: in realtà la città è conosciuta archeologicamente prima di questo periodo, dunque si crede che la città in quest'occasione venne rifondata storicamente. Notevole è l'episodio di Tiglatpileser I (1112-1074)[9], che compie una spedizione sulla costa fenicia per ottenere del legno di cedro, oltre al racconto egiziano di Wenamun[10], in cui il principe di Biblo Zekarbaal accoglie con noncuranza l'emissario del sovranoe egiziano giunto in città per ottenere il legno per la barca sacra di Ammon. Il secolo successivo è il periodo del predominio di Tiro, con un commercio marittimo sviluppato da Cipro all'Egeo, fino in Anatolia: iniziano a creare veri punti di appoggio, non più solamente frequentazioni occasionali. Protagonista dell'ascesa tiria è re Hiram I (969-936) che congiunge le due isole, stringe un'alleanza con Davide e Salomone (come riportato nell'Antico Testamento) e compie una spedizione a Kition (riportata negli Annali di Tiro); forse Israele controllava le vie di comunicazione, e questa sarebbe la ragione dell'alleanza. Sale al trono una nuova dinastia con Ittobaal (887-856), che rinnova l'alleanza israelita col matrimonio della figlia; intanto la diplomazia fenicia tende ad appoggiarsi all'Egitto in opposizione agli Assiri. La datazione di questi regni è stata possibile grazie all'impiego di iscrizioni su statue egiziane, rispettivamente di Sheshonq I (950-929) per Abibaal e di Osorkon I (929-893) per Elibaal; inoltre la titolatura dei sovrani mostra una sostanziale indipendenza dall'Egitto faraonico (W. Herrmann). Seguendo alcuni passi biblici del secondo libro di Samuele si considera possibile che il regno di David (1000-961) abbia incluso parte della costa fenicia, ma certamente Tiro con re Hiram mantenne la sua sovranità dato che alcuni suoi artigiani edificarono il palazzo israelita (II Samuele 5,11). Durante il regno di Salomone resta al potere Hiram, che ingrandì la città, eresse una colonna d'oro nel tempio di Zeus Olimpio/Baal Shamin, congiunse l'isola del Tempio di Melqart con quella principale, ed edificò nuovi templi ad Eracle/Melqart e Astarte[11]; si conosce una sola spedizione militare contro gli abitanti della colonia di Kithion[12], rei di non aver versato il tributo (anche se un'altra interpretazione vede protagonisti gli abitanti di Utica, meno probabile). Dalle cronache[13] sono noti scambi di doni con Salomone e aiuti per la costruzione del tempio a Gerusalemme, a riprova delle reciproca indipendenza; altri aneddoti tra i due riguardano il rifiuto da parte del re tirio di venti città donategli da Salomone[14], e le gare di saggezza tra i due sovrani[15]. I due avrebbero compiuto insieme anche una spedizione[16] ad Ofir (da collocarsi nello Yemen o in Somalia, e a Tell Qasile è noto un ostracon ebraico con l'espressione "oro di Ofir") e Tarshish (identificabile con Tartesso in Spagna meridionale, ma forse con valenza generica) provando così le capacità marinare fenicie già pienamente sviluppate nel X secolo. Dagli Annali di Tiro si conoscono i successori di Hiram: Baleazar, che visse quarantatrè anni e ne regnò diciassette (935-919); Abdastratos, che visse ventinove anni e ne regnò nove (918-910) ucciso dai figli della balia, che lo segurono nel regno; Methusastratos, che visse cinquataquattro anni e ne regnò dodici (909-898); il fratello Astharymos, che visse cinquantotto anni e ne regnò nove (897-889); ed il fratello assassino Phelles, che visse cinquant'anni e ne regnò otto mesi (888) venendo rovesciato da un sacerdote di Astarte cje instaurò una nuova dinastia: Ittobaal, che visse sessantotto anni e ne regnò trentadue (887-856)[17]; parallelamente all'avvento della nuova dinastia fenicia, anche in Israele divampano lotte intestine conclusesi nello stesso tempo con l'avvento di Omri e la fondazione di una nuova stirpe. La figlia Gezabele di Ittobaal sposa Acab figlio di Omri, estendendo così rispettivamente l'influenza politica israelitica sulla costa e quella religiosa sulla terra d'Israele, come ricordato anche dalle fonti bibliche[18]; in seguito Atalia figlia di Gezabele sopserà Gioram, sovrano di Giuda. La potenza tiria di quest'epoca è attestata dall'appellativo del sovrano come "re dei Sidonii" sia nelle fonti bibliche in Flavio Giuseppe (Antichità Giudaiche VIII,317; IX,138), e dalla fondazione di due nuove città quali Botrys a nord di Biblo e di Auza in Libia.

Età assira Edit

L'autonomia delle città fenicie perdura fino all'avvento dell'espansione assira avviata con Assurnasirpal II (883-859) e più precisamente con la sua spedizione in Fenicia collocabile intorno all'875[19], che avrebbe sottomesso senza battaglie le città di Tiro, Sidone, Biblo e le ignote Makhalata (precedentemente intepretata come Tripoli), Maisa e Kaisa, oltre ad Amurru, che però andrebbe costituita da alcune correzioni paleografiche con Simira, contestualmente più probabile; l'elenco dei tributi è un indizio significativo dei prodotti commerciati con le regioni vicine. L'impiego di legno fenicio per l'architettura assira è confermato dall'iscrizione di Balawat e dalle cronache, e una stele dal palazzo di Nimrud[20] rammenta anche l'impiego di maestranze fenicie similmente alla costruzione del tempio di Salomone. In seguito Salmanassar III (858-824) marcia contro Hama e Damasco, e svolge una prima campagna nel suo sesto anno di regno, per cui ci è nota la consistenza dell'esercito siriano-fenicio dall'iscrizione del monolito di Kurkh[21], oltre ai nomi di due sovrani fenici noti come Matten-Baal e Adoni-Baal: le fonti assire presentano la battaglia di Qarqar come una vittoria, anche se l'avanzata del monarca assiro si arrestò in quella località. Altre campagne avvengono nel decimo, undicesimo e quattordicesimo anno di regno ma lo scontro campale è nell'840, diciottesimo anno dalla salita al trono, quando erige un'immagine regale sul monte Ba'li-ra'si e riceve il tributo del re di Tiro[22]; da un'altra edizione degli stessi annali[23] il sovrano tirio avrebbe avuto il nome di Ba'li-manzer e il sovrano assiro avrebbe eretto un'ulteriore immagine in Libano. Il re riscuote altri tributi con la campagna nel ventunesimo anno (837)[24], in cui si menziona un re Ba'li dalla capitale La-ru(?)-ba non meglio identificabile. Per gli annali tirii i successori di Ittobaal sono Balezoros, che visse trentacinque anni e ne regnò sei (855-850), Mettenos, che visse trentadue anni e ne regnò ventinove (849-821), Pigmalione, che visse cinquantasei anni e ne regnò quarantasette (820-774); secondo le fonti la sorella di Pigmalione nel 814-813 - settimo anno di regno - fuggì e fondò il Libia la città di Cartagine[25]. Persistono alcune difficoltà nel raccordare le cronologie tirie e assire, ma forse sarebbero le prime da spostare. Nel 824 muore Salmanassar III e succedono alcune decenni di relativa tranquillità, anche sotto l'avvento di Tiglatpileser III nel 745; l'unica spedizione nota è quella di Adadnirari III (809-782) nel suo quinto anno regale, ch proprio nell'805 si spinge fino a Tiro e Sidone dove ottiene il tributo negato a suo padre Shamshi-Adad V[26]. In quest'epoca dunque non esiste alcuna nominazione unitaria nè concenzione organica.

La vera annessione territoriale si ha con Tiglatpileser III (745-727), che nel suo terzo anno di regno crea una nuova provincia vincendo su Urartei e Siriani[27], includendo anche le città fenicie di Usnu, Siannu, Simira e Kashpuna (quest'ultima ignota ma da porre sempre sulla costa); forse la stessa vicenda include anche Biblo, Simira, Arqa, Usnu e Siannu - comprese città ignote come Zimarra, Ri'-saba e Ri'-sisu - citate in un altro passo degli annali assiri[28]; alcune di queste furono sedi di governatori, come esplicitamente menzionato in un altro frammento[29]. Tuttavia Biblo viene citata come annessa pur mantenendo una certa autonomia con il suo re Sibitti-bi'li[30]; stessa caratteristica doveva avere Arado governata dal re Mattan-bi'li[31], non inclusa tra le città conquistate. Si suppone quindi che gli Assiri acquisirono la regione settentrionale della Fenicia, mentre a sud di Biblo non si hanno annessioni: Hiram II di Tiro[32], citato anche in un'iscrizione cipriota (KAI 31), paga regolarmente il tributo, indicato come re dei Sidonii e senza che vi sia alcun cenno di Sidone negli annali; anche il figlio Mitinna[33] presta tributo. Dopo che Salmanassar V (726-722) conquista Samaria nell'ultimo anno di regno, è Sargon II (721-705) ad impadronirsi di Cipro, erigendo a Kition una stele basaltica con il proprio nome[34]. Tuttavia le città fenicie tentano una ribellione (ARAB II,5;II,55) insieme alla Siria centro-settentrionale (Simira, Hama, Arpad, Damasco, Samaria) approfittando del ritiro dell'esercito di Salmanassar V: nel secondo anno di regno interviene Sargon II che doma rapidamente la rivolta. Non vi sono altri eventi noti, se non il pagamenti tributario di alcuni re generici della costa (ARAB II,18); l'iscrizione su un cilindro di fondazione dal palazzo di Khorsabad a proposito della sottomissione di Que e Tiro da parte di Sargon dovrebbe trattarsi di un atto formale di omaggio. Sotto Sennacherib (705-681) le città siriane e fenicie si coalizzano contro gli Assiri: il re marcia nel 701-700 contro Khatti e conquista le città. il re Luli di Tiro fugge a Iadnana (ossia Cipro) dove muore (ARAB II,309). Luli è da identificarsi con Elulaios citato negli annali di [[Tiro] e che regnò trentasei anni[35]; durante la campagna le città fenicie misero a disposizione delle navi in aiuto degli Assiri per assediare Tiro[36], che tuttavia resistette per cinque anni fino alla ritirata delle truppe nemiche. Nonostante ciò il re fuggì a Cipro, e gli Assiri posero il nuovo re Tuba'lu, ossia Ittobaal II a Sidone<D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,239.</ref>. Non si hanno notizie di altre spedizioni, se non una citazione di prigionieri fenici[37] da attribuire alla spedizione del 701-700. Abdo-Milkutti di Sidone, successore di Ittobaal II, si allea con il re cilicio Sanduarri contro il nuovo sovrano assiro Asarhaddon (681-668) che li sconfigge[38]: dalle fonti si apprende che Sidone è diventata nemica e Tiro alleata sotto il nuovo re Baal, e a quest'ultima viene affidato il controllo di Sarepta, che in precedenza era parte del territorio sidonio; inoltre nel 677 la città conquistata venne distrutta e Abdi-Milkutti ucciso l'anno seguente[39], e s'instaurò un governatore assiro, oltre alla deportazione dei sopravvisuti nella nuova città di Kar-Asarhaddon. Segue un periodo di tranquillità, con diversi re vassalli che forniscono materiale per il nuovo palazzo di Ninive, tra cui Ba'lu di Tiro, Milki-ashapa di Biblo e Mattan-Baal di Arado[40]. Poco dopo viene stilato un accordo tra Assiria e Tiro, che impone gli scali di attracco e regolamente la politica estera della città: il trattato è così gravoso che nel decimo anno di regno di Asarhaddon (671) Tiro si allega con il sovrano egiziano Taharqa e si ribella[41]. Da un'iscrizione da Assur Asarhaddon riesce a vincere la città ribelle[42], anche se con ogni probabilità si è trattato di un solo assoggettamento a tributo[43], tanto che nel regno successivo la città è autonoma sotto la guida del sovrano Baal. Il territorio è ormai diviso in province assire: a nord Simira, a centro Kar-Asharaddon (Sidone), a sud Tiro (Ushu), e restano autonome solamente le città di Arado, Biblo e l'isola di Tiro. Vi è una nuova ribellione (ARAB II,779) da parte di Baal di Tiro sotto Assurbanipal (668-626), che non viene espugnata e si limita a rendere omaggi; le fonti citano anche Arado (ARAB II,780;II,912) dove il re Yakinlu (Ikki-lu delle cronache assire) ostacola il commercio marittimo assiro[44], e alla sua morte i figli rimettono ad Assurbanipal - forse spettandogli per trattato - la designazione del successore, che sarà Azi-Baal (ARAB II,783). Il sovrano assiro deve sedare una nuova ribellione al ritono della nona campagna contro le tribù arabe, concludendosi con la sottomissione di Ushu e Acco (ARAB II,830). Non si hanno notizie di cambiamenti fino alla caduta dell'impero assiro nel 612.

Età babilonese e persiana Edit

Tra il 640 ed il 590 non si hanno notizia storiche sulle città fenicie, probabilmente per il collasso dell'impero assiro ad opera dei Medi nel 612: il faraone Necao ne approfitta per dominare l'area siro-palestinese tra il 609 ed il 605, quando Nabucodonosor vince gli egiziani a Karkemish e muove verso la Fenicia, in particolare assendiando Tiro che resistette per tredici anni (586-573) fino alla sua caduta. Flavio Giuseppe (Contro Apione I,156) descrive le vicende fenicie dal 590 al 530 citando gli annali locali: Nabucodonosor nomina Baal (574-564) sovrano al posto di Ittobaal, ed un commissario babilonese viene affiancato al re fenicio. Segue una serie di giudici (sufeti): Eknibalos, Chelbes, Abbaros, Myttynos, Gerastratos, fra cui s'inserisce per un anno il re Balatoros. La serie regale riprende con Merbalos di ritorno da Babilonia nel 556, che dopo quattro anni di regno gli succede il fratello Hiram (552-532)[45].

Con il passaggio alla dominazione persiana, l'Antico Testamento (Esodo 3,7) informa solamente che al rientro degli Ebrei gli Ciro permise loro di ottenere del legno di cedro per il nuovo tempio dai Fenici; poco di più è noto durante il regno di Cambise, a cui le città fenicie offrirono le proprie navi per la spedizione contro l'Egitto, poi rifiutandosi secondo Erodoto di partecipare alla campagna contro Cartagine. Con la riforma dell'impero di Dario I nel 515-514 le città costiere vengono inserite nella quinta satrapia (Transeufratene): data la mancanza di ribellioni, è probabile che le città fossero adeguatamente autonome. Le fonti greche ricordano l'aiuto navale offerto contro i Greci sotto Dario I (521-486) e Serse (485-465), ma anche durante i regni dei successori: da notare come alla guida delle flotte vi fossero tre capi e non uno, ossia Tetramnestos di Sidone, Mattan di Tiro e Marbalos di Arado[46]. Il Periplo dello PSeudo-Scilae risalente al 350 circa attribuisce a Tiro il controllo della costa da Sarepta al Carmelo oltre ad un porto poco più a sud e a ad Ascalona[47]. Nel frattempo Arado s'impone sulla zona costiera antistante e secondo l'iscrizione sul sarcofago di Eshmunazara (KAI 14,18-19) Sidone s'impadronisce di Dor e Giaffa donategli dal re persiano nel 450. Inoltre le tre città fondano o rifondano la città di Tripoli stabilendovi ognuna un proprio quartiere[48]. In questo tempo era Sidone ad avere il predomonio sulla zona, come testimoniato dalla residenza del sovrano inc ittà e dal ritrovamento di capitelli in forma di protomi taurine di tipico aspetto achemenide. Dalle iscrizioni su sarcofagi conosciamo la sequenza regale: Eshmunazar I, Tabnit, Eshmunazar II (dopo una lunga reggenza della madre Ummiashtart) e poi seguono Bodashtart e Yatonmilk, da datare al V secolo a.C. Contemporanea è un'iscrizione da Biblo del re Yehaumilk (KAI 10), figlio di Yeharbaal e nipote di Urimilk, che si dice autore di un tempio alla Baalat. Altre due iscrizioni gublite su sarcofagi sono di poco posteriori: una del 400 a.C. del re Shipitbaal (KAI 9), ed una di Batnoam (KAI 11), madre del re Ozbaal del 340 a.C. circa. Nel 392 il greco Evagora occupa Cipro e attacca le città fenicie che gli si sottomettono; nel 362 re Stratone (Abdashtart nelle monete) di Sidone si riavvicina ai Greci - viene soprannominato Filoelleno - ed accoglie un esercito egiziano, ma la rivolta viene domata. Il successore sidonio Tenne (354-344) si ribella nel 346 distruggendo il palazzo del satrapo e saccheggia il parco reale: Artaserse Oco risponde con una violenta strage e seda la rivolta; al re fenicio succede un altro Stratone, che si sottomette ad Alessandro Magno. Dalle monete[49] sono noti alcuni nomi di re di Biblo, come Elpaal (circa 360), Adramelek (circa 350), Ozbaal (circa 340), Ainel (circa 335).

Età ellenistica e romana Edit

Il dominio persiano termina con la conquista di Alessandro, a cui dopo la battaglia di Isso nel 333 le principali città fenicie - Arado, Biblo e Sidone - aprono le porte. Una principessa in rappresentanza del re Azemilkos di Tiro invita Alessandro ad offrire doni al santuario di Eracle-Melqarta a Paleotiro, ma egli rifiuta poiché preferisce entrare in città, e decide di conquistarla costruendo un terrapieno che congiunge l'isola alla terraferma, grazie anche all'appoggio delle altre città fenicie e all'impegno di Cartagine in altre vicende belliche: una volta espougnata viene ricostruita come fortezza macedone e colonizzata. Con l'avvento dell'ellenismo la cultura fenicia subisce un lento quanto inesorabile declino, a cominciare dalla lingua e dalla scrittura. Iscrizioni in fenicio compaiono alla fine del II secolo a.C. quanto Tiro e Sidone riottengono una temporanea indipendenza, che dà origini ad ere locali (Tiro dal 120, Sidone dal 111). Le città fenicie ottengono una parziale autonomia anche conla conquista romana nel 64 a.C. con l'istituzione della provincia di Siria.

Società Edit

[[Immagine:Louvre-Egyptien-09.jpg|thumb|200px|Busto del faraone Osorkon I, XXII dinastia, con iscrizione del re fenicio Elibaal (Parigi, Louvre).]] La monarchia domina su ogni città-stato: ognuna era un'entità autonoma, composta dall'abitato e dalla campagna circostante. Le dinastie sono più o meno stabili ed ereditarie. Il re gode di grande prestigio e potere: c'è una certa continuità politico-istituzionale tra la fine dell'età del Bronzo e del Ferro. A volte appare un'assemblea cittadina, e comunque un affiancamento degli anziani, che prendevano decisioni al posto del re, o molto probabilmente erano esponenti delle classi mercantili. In più erano presenti governatori assiri e sufeti, particolarmente in epoca neobabilonese a Tiro. Le iscrizioni reali da Sidone, Tiro e Biblo mostrano le missioni del re, ossia far vivere il popolo e vigilare sul culto; a Sidone la dea Astarte è la protettrice dei sovrani, che sono scelti dagli dei secondo virtù, che sono personificazioni divine (giustizia e rettitudine). I poteri del re esistono in ambito legislativo, giudiziario, economico, militare e rituale; anche la regina e la regina-madre esercitavano un certo potere. Alla centralizzazione dell'età del Bronzo si contrappone una certa intraprendenza dei privati nell'epoca del Ferro. Non si hanno prove di un culto funerario per i monarchi, probabilmente plausibile: lo stesso dio Milk era letteralmente "re divinizzato". Dal IV secolo a.C. è attestata un'assemblea democratica che raggruppa tutti i cittadini, con maggiore rilievo in età persiana; in più vi erano sicuramente altre magistrature individuali e collettive. La gerarchia dei diritti e dei doveri avveniva su una logica binaria: liberi-schiavi, uomo-donna, cittadini-stranieri, di cui i gruppi propulsori erano l'ambiente palatino e le grandi famiglie, soprattutto di commercianti ed imprenditori. Cittadino poteva essere il maschio nato da cittadini; non si hanno notizie sulla condizione del mondo rurale. Gli influssi greci sono osservabili nell'evergetismo (beneficenza per una città), la prossenia (l'ostilità fra Greci e Fenici) e la poliadizzazione. A proposito della condizione degli schiavi, si hanno notizie di una ribellione a Tiro nel IV secolo a.C.; ma le condizioni sono molto variabili, anche con possibilità di affrancamento; va ricordato che i Fenici erano celebri per il commercio schiavistico. La Fenicia era molto aperta agli stranieri, per scopi prettamente commerciali. Non si conoscono dati precisi sulle procedure di ammissione, ma spesso si autogestivano in base ad accordi: ad esempio i Greci erano riuniti in associazioni professionali, a sfondo etnico e religioso.

Lingua Edit

La lingua scritta è conosciuta dalla fine del II millennio a.C., anche se il cananeo è poco noto. Si sviluppa in una lunga evoluzione, dalla pittografia protocananaica legata al principio acrofonico, nasce intorno al 1000 a.C. l'alfabeto cananeo di tipo consonantico, con ventidue segni scritti da destra verso sinistra, adottato presto dai popoli circostanti. Si ha una fase transitoria, dovuta ai contatti con i Greci (Bonnet) o alle trasmissioni dei Fenici stessi (Moscati): forse fu ispirata dal principio acrofonico egiziano, dai primi tentativi fino all'alfabeto ugaritico, a cui quello fenicio si sarebbe ispirato. Il ceppo è uguale a quello ebraico con poche varianti grafiche nelle iscrizioni più antiche, ma con forti differenze lessicali e grammaticali; il fenicio appartiene al gruppo cosiddetto cananeo, non al ramo semitico, e fu in uso fino all'era cristiana. A causa dell'assenza di vocalizzazione spesso il significato viene individuato solamente con l'aiuto di trascrizioni in lingue affini; importante per la comprensione è l'onomastica: nomi teofori per esprimere desiderio e compimento dell'azione divina, riferimenti a città, paesi e animali. Il sistema alfabetico è più semplice per l'apprendimento, e si inserisce nella democraticizzazione contemporanea agli altri paesi del'età del Ferro. Le iscrizioni esterne alla Fenicia sono state individuate in Cilicia e Siria fin dall'VIII secolo a.C. Molti sono i punti in comune con i Luvi, come l'iscrizione di Azitawanda, in cui sono attestati rituali e divinità simili a quelli fenici. La lingua fenicia fu, tra IX e VIII secolo, un mezzo indispensabile di comunicazione fra potere regale e popolazioni locali.

Mitologia Edit

Le fonti per la religione fenicia sono le iscrizioni dalle città fenicie per i nomi divini, anche se non si possiedono scritti mitologici, liturgici o profetici. Gli autori principali sono: Sancuniatone, sacerdote di Beirut (XII secolo a.C.), riportato da Filone di Biblo, giuntoci attraverso Eusebio, con dubbi sull'autenticità; Damascio, neoplatonico (V secolo a.C.), che cita una cosmogonia di Mecio; Plutarco e Luciano, che forniscono dati sulle credenze; l'Antico Testamento, soprattutto riguardo i Cananei; i testi di Ugarit, anche se non direttamente comparabile; le fonti puniche, anche se il raffronto è difficile a causa degli sviluppi autonomi. La religione fenicia appare come un prolungamento di quella cananea del II millennio a.C. Ogni città fenicia costituita uno stato autonomo, con una divinità poliade generalmente associata ad un partner, con determinate funzioni, A Tiro imperava Melqart, insieme ad Astarte, dove era comune il rito dell'egersis, o risveglio annuale. Melqart è il prototipo del re che garantisce ordine e benessere (assimilato ad Eracle), mentre Astarte è la dispensatrice di potere e vitalità, legata al trono e alla fertilità (assimilata ad Afrodite ed Era). A Sidone erano venerati Astarte ed Eshmun, dio protettore e guaritore, assimilato ad Asclepio (Bonnet), la cui triade sarebbe capeggiata da Baal, parallelo ad El (Moscati). A Biblo invece si credeva nella Baalat Gubal (“signora di Biblo”), insieme al Baal di Biblo, che sta all'origine dell'Adonis greco; per loro erano celebrate feste annuali di morte e resurrezione. Altre divinità erano: Reshef, dio della folgore e del fuoco, originariamente nefasto poi benefico; Dagon, dio del grano, dalle origini remote; Shadrapa, conosciuto dal VI-V secolo a.C., “genio guaritore”, rappresentato con serpenti e scorpioni; diversi culti astrali, di scarsa presenza, perlopiù dall'età ellenistica; ipostasi di qualità e funzioni, come il Chusor, inventore e lavoratore del ferro, oppure Sydyk e Misor, divinità della giustizia e della rettitudine. Da Filone di Biblo è conosciuta la mitologia, in particolar modo l'origine del cosmo, della cultura e degli dei: all'origine sono il vento e il caos, da cui nasce un uovo cosmico, detto Mot. La cultura sarebbe stata creata da Usoos, inventore delle pelli d'animali, mentre al vertice della genealogia divina sarebbero stati Eliun e Berut. Gli dei vivevano nei templi, cosiddetti “bet”, ossia casa o palazzo. Non ci sono pervenute statue a causa del diffuso aniconismo, anche se non eccessivamente rigoroso. Era molto diffuso il culto di stele o betili, nonché di montagne, acque, alberi, e pietre ritenute sacre. Molti santuari e rovine presentano spesso una stratificazione successiva in età cristiana. Asherah è una piccola colonna votiva in legno, analoga al betilo (ossia “dimora degli dei”). Il tempio era un recinto sacro a cielo aperto con una piccola cappella o betilo (o entrambe); davanti ad essi vi era un altare per i sacrifici, con vicino una fonte o un bacino ed un bosco. Le offerte potevano essere cruenti o meno (eccezione per il maiale, che era considerato tabù), in cambio dei quali speravano di ottenere la grazia, spesso a sua volta seguita da un ex-voto. Si credeva anche nei refaim, esseri dell'aldilà, forse semplicemente persone morte. La magia deriva da modelli egiziani, come scarabei ed amuleti: era una pratica comune e diffusa: lo scopo era allontanare il malocchio o colpire i nemici, con formule talvolta incise su lamine di piombo nelle tombe. L'approccio alla religione da parte dei Fenici era più ritualistico che mitologico. L'aldilà era localizzato sottoterra, come un deserto arido e buio; essenziale per i defunti era ricevere una sepoltura ed essere ricordati tra i vivi.

Arte e artigianato Edit

Il vero scopritore dell'arte fenicia fu l'archeologo francese Ernest Renan (1860-61), i cui studi si aggiunsero agli scavi di Biblo di Pierre Montet e Maurice Dunand. La scarsezza del materiale proveniente dall'area fenicia viene supplita dai materiali delle regioni circostanti, dai dati indiretti, dall'Antico Testamento e dalle raffigurazioni assire. L'arte fenicia si inquadra in quella siriana, con confluenze egiziane, mesopotamiche, egee e anatoliche; sono scarse le aspirazioni alla grande arte, trattandosi di produzione di livello artigianale. Se gli avori sono prevalentemente di stile egittizzante, la glittica deriva dallo stile della Mesopotamia, mentre la ceramica mostra una produzione tipicamente egea, ed inoltre i metalli evidenziano una commistione dell'arte mesopotamica e dell'Anatolia: gli influssi forti e diversi sono corrisposti da interpretazioni locali, che nell'Età del Ferro costituiscono ancora un attardamento delle caratteristiche dell'Età del Bronzo. L'architettura è conosciuta solamente dalle figurazioni assire: tutte le città erano comunque cinte da mura, turrite e merlate, e con case sovrapposte. Immagini della città di Tiro sono state trasmesse dalle porte bronzee costruite da Salmanassar III e dai celebri rilievi di Sennacherib.

I Fenici svilupparono straordinarie attività artigianali, in alcune delle quali furono considerati maestri insuperabili. I loro tessuti di lana, tinti con la porpora (un colorante come dicevamo prima derivato da un mollusco) nelle più diverse sfumature del rosso, erano noti in tutto il Vicino Oriente e nel Mediterraneo. Notissime erano le placche d'avorio scolpite, traforate, ricoperte d'oro, di smalti e di pietre colorate con uno stile che gli studiosi chiamano oggi «internazionale», perché associavano influenze disparate dell'Età del Bronzo, egizie, mesopotamiche, siriache, ittite, assire.

Note Edit

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  1. Plinio XXII, 135.
  2. Sant'Agostino, Patrologia Latina XXXV, col. 2096.
  3. Genesi 10,25.
  4. Eusebio di Cesarea, Praeparatio Evangelica I, 9,14-19.
  5. Erodoto I, 1; VIII, 89.
  6. Strabone XVI, 3,4.
  7. Plinio IV, 36.
  8. Giustino XVIII, 3,2-4.
  9. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,302.
  10. J.H. Breasted, Ancient Records of Egypt IV,577.
  11. Flavio Giuseppe, Contro Apione, I,118.
  12. Flavio Giuseppe, Contro Apione, I,119.
  13. Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche VIII,141; I Re 5,1-11.
  14. Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche VIII,142; I Re 9,10-14.
  15. Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche VIII,143; id., Contro Apione I,114-115 .
  16. I Re 9, 26-29; I Re 10,11; I Re 10,22.
  17. Flavio Giuseppe, Contro Apione I,121-123.
  18. I Re 16,30-32.
  19. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,479.
  20. D.J. Wiseman, "A New Stela of Assur-Nasir-Pal II", in Iraq 14,1 (1952), pp. 24-44.
  21. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,611.
  22. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,672.
  23. F. Safar, "A Further Text of Shalmaneser III from Assur", in Sumer 7 (1951), pp. 3-21.
  24. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,578; J. Læssøe, "A Statue of Shalmaneser III, from Nimrud", in Iraq 21 (1959), pp. 147-157.
  25. Flavio Giuseppe, Contro Apione I,124-125.
  26. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,734;I,739.
  27. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,770.
  28. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,815;I,821.
  29. D.J. Wiseman, "Two Historical Inscriptions from Nimrud", in Iraq 13 (1951), pp. 21-26.
  30. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,772.
  31. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,801.
  32. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,772; D. Wiseman, "A Fragmentary Inscription of Tiglath-Pileser III from Nimrud", in Iraq 18,2 (1956), pp. 117-129.
  33. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia I,803.
  34. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,180-189.
  35. Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche IX,284.
  36. Flavio Giuseppe, Antichità Giudaiche IX,284-287.
  37. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,319.
  38. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,511-512; R. Borger, Die Inschriften Asarhaddons Königs von Assyrien, Graz 1956, 27,5.
  39. R. Borger, Die Inschriften Asarhaddons Königs von Assyrien, Graz 1956, 109.
  40. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,690; R. Borger, Die Inschriften Asarhaddons Königs von Assyrien, Graz 1956, 27,21.
  41. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,556; R. Borger, Die Inschriften Asarhaddons Königs von Assyrien, Graz 1956, 76.
  42. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,710; R. Borger, Die Inschriften Asarhaddons Königs von Assyrien, Graz 1956, 57.
  43. D.D. Luckenbill, Ancient Records of Assyria and Babylonia II,547; R. Borger, Die Inschriften Asarhaddons Königs von Assyrien, Graz 1956, 71.
  44. Come riferito da una lettera del governatore Itti-Shamash-balatu: R.F. Harper, Assyrian and Babylonian Letters 992,14-21.
  45. Flavio Giuseppe, Contro Apione I,157-158.
  46. Erodoto VIII,98.
  47. C. Müller, ''Geographi Graeci Minores, Parigi 1855, vol. I, pp. 78-79
  48. C. Müller, Geographi Graeci Minores, Parigi 1855, vol. I, p. 78
  49. E. Babelon, Traité de monnaies grecques et romaines, II,2, coll. 537-542; G.F. Hill, Catalogue of Greek Coins in the British Museum: Phoenicia, pp. 94-96.

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Bibliografia Edit

  • S. Moscati, Il mondo dei Fenici (Il Portolano 18), Milano 1966.

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