FANDOM


Gerico (oggi Tell es-Sultan) è un sito archeologico palestinese.

Ha un’estensione di circa 3,5 ha e si situa ai piedi del monte delle Tentazioni (al margine est del Deserto di Giudea), nel punto in cui sgorga la sorgente di Ain es-Sultan, a 360 m sotto il livello del mare. L’oasi di Gerico si trovava inoltre a un fondamentale crocevia delle principali arterie di comunicazione nord-sud (valle del Giordano) ed est-ovest (da Gerusalemme alla Transgiordania).

La prima spedizione sistematica sul sito fu quella della Deutsche Orient-Gesellschaft condotta da E. Sellin dal 1907 al 1909. J. Garstang diresse gli scavi britannici dal 1930 al 1936, mentre una nuova spedizione fu attiva dal 1952 al 1958 sotto la guida di K.M. Keynon. L’ultima spedizione archeologica è stata quella dell’Università di Roma “La Sapienza” e del Dipartimento Palestinese delle Antichità dal 1997 al 2000, diretta da N. Marchetti, L. Nigro e H. Taha, con il coordinamento di P. Matthiae.

DAL NEOLITICO AL BRONZO ANTICO

Nell’oasi di Gerico alla fine dell’Epipaleolitico o Natufiano (9500-8500 a.C.) gruppi di cacciatori e raccoglitori impiantano campi stagionali, ma già nella seconda metà del IX millennio a.C. si assiste a due fondamentali trasformazioni: la sedentarizzazione dei frequentatori del sito e l’adozione dell’agricoltura come forma principale di sostentamento. Gerico è infatti uno dei siti guida della rivoluzione agricola neolitica. L’insediamento non solo viene munito di una possente cinta di fortificazione costruita in pietra, ma raggiunge addirittura l’estensione di 3 ha, dando origine alla fama di “città più antica del mondo” dell’abitato neolitico di Gerico. Nella fase che segna la massima fioritura del Neolitico preceramicao A (8500-7500 a.C.), la linea di fortificazione viene rinforzata all’esterno con un fossato e all’interno con la costruzione di un torrione di pietra, che testimonia un precocissimo sviluppo di organizzazioni sociali di controllo e distribuzione delle mansioni. Varie ricostruzioni testimoniano l’intensa attività edilizia del periodo. Attorno al 7500 a.C. vi è una repentina crisi e il sito viene abbandonato per un certo lasso temporale. Il costume funerario è illustrato da alcune deposizioni in cui erano raccolti diversi individui, tutti acefali poiché le teste erano sepolte in apposite fosse sotto i pavimenti delle capanne.

Lo sviluppo di una società agricola riprende a Gerico nel corso del Neolitico preceramico B (7500-6000 a.C.). L’insediamento è nuovamente difeso da un circuito di mura, ma le abitazioni hanno planimetria quadrangolare, a fronte di quella circolare del periodo precedente. I defunti vengono sepolti sotto il pavimento delle case, ma le teste, oggetto del culto domestico degli antenati, vengono staccate dai corpi per essere modellate con gesso o argilla. A questa fase Keynon attribuì anche alcune strutture cultuali. I rifacimenti delle mura segnano altrettanti allargamenti dell’abitato testimoniando una nuova crescita economica, attribuibile anche alla canalizzazione dell’oasi e al rinnovamento impulso delle attività estrattive e commerciali. Una nuova crisi interviene nel periodo detto Yarmukiano (6.000-5.500 a.C.) e Gerico torna a essere una collina abbandonata. Nel VI millennio a.C. si riscontra una certa ritrazione dell’agricoltura. La forma dell’insediamento non è nota, ma si tratta nuovamente di un abitato aperto, in una prima fase con capanne erette su battutti pavimentali, poi con unità abitative costruite da fosse seminterrate con alzato di mattoni crudi. Nel Neolitico ceramico B, solo di poco più tardo rispetto al Neolitico ceramico A – periodi che vanno dal 5500 al 4000 a.C. circa – l’insediamento, con abitazioni rettangolari, è delimitato da un muro di fortificazione.

Il sito soffre un progressivo abbandono e alla fine del IV millennio a.C. (Bronzo Antico I) è assiduamente frequentato da gruppi nomadi che utilizzano per la prima volta la falesia calcarea a nord-ovest della sorgente per impiantarvi un’estesa necropoli. Le tombe in ipogei contengono deposizioni multiple, probabilmente appartenute a gruppi familiari, come sembra indicare l’usanza di disporre lungo le pareti i teschi degli inumati, radunando al centro i corpi e i corredi. Alla prima utilizzazione della necropoli corrisponde una nuova occupazione del sito, con un abitato fitto, dapprima con abitazioni circolari e successivamente con case absidate e rettangolari, ma non fortificato. L’intervento che contraddistingue la nascita della prima città a Gerico è l’edificazione di un circuito di mura secondo uno schema urbanistico definito. Si tratta di una struttura di mattoni crudi spessa circa 3 m, eretta su fondazioni di pietra, con un perimetro rettangolare allungato sull’asse nord-sud. In una seconda fase le mura vengono dotate di torri semicircolari. All’interno della cinta fortificata si estende un fitto tessuto di abitazioni. I defunti vengono ora sepolti anche nelle case al di sotto dei pavimenti, sebbene nella necropoli siano state rinvenute nove tombe gentilizie.

La città del Bronzo Antico II viene distrutta da un terremoto, ma è poi completamente ricostruita. Le mura, realizzate per settori indipendenti giustapposti, sono ora articolate su due cortine, un muro esterno d’appoggio per un terrapieno e un fossato e un muro interno. All’angolo nord-ovest della cinta del Bronzo Antico III sorge una torre rettangolare di grandi dimensioni, a protezione del punto più esposto delle difese. L’ultima ricostruzione delle mura nel Bronzo Antico viene fatta spianando le strutture precedenti e impostandovene sopra delle nuove. Il recente scavo a sud all’interno delle fortificazioni ha rivelato la presenza di un edificio (Edificio B1) collegato alle mura, mentre sulla collina della sorgente è stato portato alla luce un settore di un edificio pubblico (Edificio G1), forse parte di un complesso palatino, con vani per la lavorazione e la conservazione delle derrate alimentari. Ancora più a nord, è stato scoperto un quartiere di abitazioni del Bronzo Antico III, con una stratificazione continua che copre l’intera età del Bronzo Antico. Un nuovo terremoto e un grande incendio pongono fine alla vita della città sullo scorcio del Bronzo Antico III. Il sito viene abbandonato per essere rioccupato da un piccolo villaggio rurale dopo qualche decennio da parte di una nuova comunità di seminomadi, sulla quale si hanno notevoli informazioni grazie ai ritrovamenti nella necropoli, con numerose tombe individuali scavate nella roccia e contraddistinte dalla codificata composizione dei corredi del Bronzo Antico IV.

Bibliografia Edit

Ad blocker interference detected!


Wikia is a free-to-use site that makes money from advertising. We have a modified experience for viewers using ad blockers

Wikia is not accessible if you’ve made further modifications. Remove the custom ad blocker rule(s) and the page will load as expected.