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I Greci erano inizialmente creduti originari di un'invasione da nord, avvenuta nel II millennio già divisi in stirpi, ma non vi è alcuna prova di questa ricostruzione: molto probabilmente non sono mai arrivati, ma si sono formati in Grecia. L'identità locale era considerata più importante di quella di popolo: ad esempio era greco chi partecipava ai iochi olimpici, e la scoperta della propria identità avvenne di fronte al nemico comune durante le guerre persiane, secondo Erodoto; erano uniti da una comunanza di lingua, costumi e religione: la definizione di hellenikòn è simile a quella moderna. Greci sono coloro che, da un sostrato linguistico comune, sono giunti a condividere usi, costumi, abitudini, e credenze religiose. Anche se in realtà Demostene criticava Filippo II come un barbaro che partecipava ai giochi, mentre Ducezio che era di costumi più greci di altri non vi partecipava. I confini della storia greca sono abbastanza vaghi, poiché è difficile identificare un unico denominatore comune, dato che in realtà è un prodotto culturale e quindi con limiti imposti come frutto di convenzioni. Il limite alto è Omero, poiché la storia greca è basata su fonti letterarie: con il progredire delle ricerche archeologiche si è optato per la civiltà micenea, con la consapevolezza che parlavano greco attraverso il Lineare B (anche la civiltà minoica viene intesa come parte integrante). Altri studiosi precedenti stabilirono un nesso tra libertà e storia, e quindi posero la fine della storia dei Greci con la perdita di autonomia delle poleis nella battaglia di Cheronea quando Filippo II sconfigge Atene e Tebe, mentre per De Sanctis la conclusione è da porre al processo di Socrate nel 399. Gustav Droysen nel 1833 conia il termine "ellenismo" per indicare le vicende politiche e culturali degli stati alessandrini greco-macedoni: collegava infatti le radici della civiltà greca al Cristianesimo, la cui estensione ideale portava fino alla caduta di Bisanzio nel 1453. Ad ogni modo le principali date adottate dai libri di testo sono la pace di Naupatto (217) in quanto ultima vicenda unicamente greca prima di Roma, la distruzione di Corinto (146) poiché fu l'ultima rivolta greca contro i Romani, la battaglia di Azio (31) concludendosi l'ultimo regno ellenistico, oppure più tardivamente la chiusura delle scuole filosofiche ateniesi da parte di Giustiniano (529 d.C.). L'importanza della storia greca non è da legarsi al cosiddetto miracolo greco, ossia la nascita di una civiltà dal nulla, ma per i risultati delle interazioni continue con le altre civiltà. Il profondo senso di inferiorità degli storici classici ha portato ad una notevole importanza della storiografia greca per la parte evenemenziale. La Grecia antica corrisponde a quella moderna, ossia con la parte terminale della penisola balcanica, costituita da numerose regioni con una forte identità: il Peloponneso (Laconia, Messenia, Arcadia, Elide, Acaia, Argolide), l'Attica oltre l'istmo di Corinto, la Grecia centrale (Beozia, Focide, Doride, Locridi, Etolia, Acarnania), la Grecia settentrionale (Tessaglia, Macedonia, Epiro), e varie isole (Egina, Eubea, Cicladi: Delo, Nasso, Paro, Tela, Melo). La zona è povera di risorse naturali, montagnosa e con poche pianure coltivabili attraversate da brevi fiumi, tanto che la conformazione geografica favorisce la frammentazione: ma è da rifiutare un determinismo geografico. Con il mare si ha un rapporto ambiguo, poiché questo non è sempre navigabile, è insicuro e le navi non sono abbastanza evolute; difatti molte comunità greche non erano marinare, e grandi città come Corinto e Atene erano collocate a pochi chilometri dalla costa.

Origini

L'ipotesi precedente considerava l'invasione nel III millennio di una popolazione indoeuropea dall'Asia centrale, argomentazione però insostenibile pe rla mancanza di alcune evidenza archeologica. Nella seconda metà del I millennio è attestata in Grecia una lingua ti dipo greco, il Lineare B: dalla civiltà micenea parte un'ininterrotta continuità culturale, il cui sistema era stato preceduto dalla civiltà minoica nella media età del Bronzo. La civiltà minoica vede la nascita di entità politiche e culturali complesse (entità statali): la Grecia per secoli ha una società largamente orale, in cui la memoria è il mezzo di trasmissione storica. La guerra di Troia è un'invenzione poetica, in cui fatti e personaggi verosimili vengono fusi insieme; la tradizione orale viene adoperata non facilmente per la ricostruzione. Altre fonti di conoscenza del passato nell'antichità sono oggetti antichi ancora in uso, nonché rovine di edifici monumentali; il rapporto con le rovine è fondamentale per la formazione dell'identità, che inoltre legittimava l'occupazione territoriale. I Greci antichi ebbero coscienza del proprio passato, ma non capirono la sua articolazione culturale e cronologica. Il Mediterraneo tende alla mobilità e alla migrazione, permettendo interazione culturale e mescolanze etniche; nel Vicino Oriente si ha un complesso sistema di alleanze e contatti, che nel II millennio vede anche Creta in questo sistema.

Creta minoica

L'inizio convenzionale della storia greca si ha con l'età del Bronzo nell'Egeo nel 3000 a.C., anche se in realtà si tratta di processi avviatisi alla fine del IV millennio. L'antica età del Bronzo (3100-2000) mostra la formazione di molti insediamenti, una conseguente crescita demografica ed un'intensificazione degli scambi interregionali. La spiegazione tradizionale secondo Colin Renfrew (1972) è l'introduzione della policoltura mediterranea, ossia l'aggiunta di vite e olivo a cereali e legumi. Il modello alternativo proposto da Andrew Sherratt (1981) vede come central l'introduzione dell'aratro e l'evoluzione dell'attività agricola, comportando uno sviluppo della pastorizia e dei suoi prodotti: in realtà per entrambi i casi proposti mancano dati paleoambientali. La storia, in parallelo nelle regioni egee, mostra alcune divergenze nell'ultima fase (2200-2000) con distruzioni e ridimensionamenti in Grecia centrale e meridionale, ma non a Creta, e noti contemporanemanete nel Vicino Oriente: la spiegazione comune è l'invasione di una popolazione indoeuropea dall'Asia, ipotesi però contestata archeologicamente e linguisticamente. Altre ipotesi prevedono un degrado del territorio per l'uso eccessivo nel III millennio, anche se è difficile immaginare una crisi così ampia, o più verosimilmente per una fase di clima arido. Intorno al 1900 a.C. compaiono i primi palazzi a Creta: sono edifici monumentali a più piani intorno ad una corte centrale; il termine fu introdotto da Arthur Evans, che li interpretò come residenza dinastica del re-sacerdote. L'interpretazione di Colin Renfrew (1972) invece intende il palazzo come centro di potere economico, quale nucleo primario di un'agenzia centralizzata a carattere territoriale fondata sulla redistrizione; sarebbe la fase più antica di un processo evolutivo secondo il neoevoluzionismo culturale americano. L'amministrazione palaziale produceva sigilli e documenti in due scritture, geroglifica e sillabica (Protolineare A); la produzione di beni di prestigio permtte l'accumulazione di un notevole surplus. Nella stessa epoca si costruiscono anche i cosiddetti santuari delle vette, tipiche aree di culto protopalaziali collegate a riti agro-pastorali. L'assenza di una tendenza militaristica a Creta è dovuta ad una comunità sostanzialmente unitaria, in opposizione alle future cittadelle micenee. I dubbi sul palazzo come centro delle attività economiche sono dovuti alla mancanza di prove sul controllo del territorio circostante, e alla scoperta di strutture architettoniche non complesse ma che potevano costituire centri di alcune attività. A Mallia, sulla costa nord-orientale cretese, è presente un modello diverso da quello palaziale, con delle attività sociali svolte in edifici di alto livello qualitativo ma che quindi non erano concentrate nel palazzo. Forse l'edificio a corte centrale aveva un uso variabile, per attività di tipo comunitario non necessariamente centralizzate. Si è ipotizzata quindi, per l'assenza di un'iconografia di tipo reale e per l'assenza di tombe attribuibili a individui di rango superiore, una gestione del potere nella Creta protopalaziale da parte di più soggetti: tanto che non è provata l'esistenza di un potere individuale di tipo dinastico. I palazzi restano in uso per tutto il II millennio, con una funzione primaria non residenziale ed una struttura composta da aree polifunzionali. Le caratteristiche comuni - riscontrate a Cnosso, Mallia, Festos - sono due grandi cortili (al centro e ad ovest) solitamente con un marciapiede centrale lastricato e finalizzati ad accogliere molte persone, e i koulouras, dei grandi contenitori circolari rivestiti di pietra collocati ai margini del cortile occidentale. Il Palazzo di Cnosso è il maggiore dell'isola, primo edificio costruito verso il monte Ioukta con un santuario, che aveva dunque una funzione religiosa centrale per un controllo sociale. I palazzi cretesi vennero distrutti violentemente per cause sismiche alla fine del XVIII secolo, cui segue un periodo di grande instabilità ma anche di acquisizioni civili. La fase neopalaziale mostra la proliferazione di nuovi edifici monumentali - non propriamente palazzi - ma certamente impiegati per fini amministrativi; gli elementi distintivi sono l'omogeneità culturale, lo sviluppo civile (ossia la diffusione della scrittura sillabica, il Lineare A), e la partecipazione al commercio internazionale. Anche il controllo del culto diviene importante per il mantenimento dell'ordine sociale. L'influenza di Cnosso nella cultura materiale porta ad un alto livello di perfezione, con i migliori prodotti rinvenuti sul continente a riprova di intense relazioni internazionali. La spiegazione dell'omogeneità culturale cretese è l'egemonia politica di Cnosso, o in alternativa piccole entità politiche in competizione oppure diversi stati territoriali ideologicamente collegati a Cnosso. La dominazione minoica sull'Egeo orientale è la cosiddetta "talassocrazia di Minosse" nota dalle fonti letterarie, da un punto di vista archeologico identificate come colonie, come Citera; è difficile stabilire se si trattasse di contatti commerciali o vero controllo politico. Con le ultime distruzioni generalizzate si assiste alla fine dell'età neopalaziale, in cui le devastazioni sono dovute a fattori umani; solamente il palazzo di Cnosso resta intato, benché gli edifici vicini cadano in rovina. L'esplosione del vulcano di Santorino a Tera, avvenuta nel Tardo Minoico IA (1600-1425), non è collegabile al crollo cretese per uno iato di trent'anni, ma potrebbe aver indebolito di conseguenza i siti neopalaziali cretesi. Altre possibili spiegazioni della crisi sono la distruzione dei siti principali da parte dei Micenei e le rivolte interne a Creta.

Grecia micenea

Nella media età del Bronzo in Grecia (2000-1600) si ha un periodo di stagnazione culturale: unica eccezione è Kolonna, sull'isola di Egina, che mostra un possente circuito di fortificazione ed una tomba con caratteristiche simili ad una tomba a fossa, con un inumato maschio giovane ed un ricco corredo cretese e cicladico. La concentrazione di ricchezza, la connotazione guerriera, la presenza di materiali d'importazione sono tutti elementi insoliti per questa fase, dove evidentemente già emerge l'individuo socialmente, anche osservando i materiali del corredo; forse Egina potrebbe aver costituito un modello sociale poi imitato in Argolie. La civiltà micenea - che deve il suo nome a Micene, in Argolide - è fiorente sul continente nella tarda età del Bronzo (1600-1070), e fu scoperta da Heinrich Schliemann nel 1876. Si conoscono due gruppi di tombe a fossa (shaft graves): il Circolo A (1600-1500) scavato da H. Schielmann e V. Stais, ed il Circolo B (1650-1550) scavato da I. Mylonas nel 1950: mostrano la più alta concentrazione di ricchezza nell'area egea. Qui vi erano dei pozzetti rettangolari nel terreno, e sul fondo erano deposti i corpi in un recinto coperto da legno o pietra, poi riempiti di terra e l'area marcata da una stele di pietra; i corpi erano avvolti in sudari decorati con lamina d'oro, e le maschere auree erano su sei adulti maschi ed un infante, con un corredo di straordinario livello artigianale. La sostanziale unicità dei singoli pezzi, concepiti come opere d'arte su commissione, non si lega a modelli artistici consolidati; sono assimilabili le tombe a tholos in Messenia (Peloponneso meridionale) e le tombe a fossa e a tholos in Grecia centrale (Tebe in Beozia, Torikos in Attica). Emergono dunque gruppi dirigenti connotati tramite caratteristichew guerriere e ostentando una grande ricchezza, grazie all'acquisizione di materi prime da più luoghi. Le tombe a fossa micenee sono le tombe reali delle élites, monumentalizzate nel XIII secolo con un parapetto in pietra, evidentemente per l'importanza riconosciuta agli antenati. Si ipotizza che la fioritura sia dovuta ad un nuovo gruppo etnico, non supportabile dal dato archeologico, in particolare per i numerosi apporti locali alla cultura materiale: le élites si sarebbero formate tramite il controllo delle materie prime e sviluppando così un potere politico, forse dai legami coi palazzi cretesi. Il Lineare B viene ritrovato nel continente (Micene, Pilo, Tebe) e a Creta (Cnosso, Chania), iscritto nell'argilla cruda consolidatasi dal fuoco degli incendi: è una scrittura sillabica di 89 segni, forma arcaica del greco derivata dal Lineare A minoico; all'interno sono contenute informazioni sulle transazioni palaziali. La Grecia micenea è composta da piccoli stati territoriali intorno ad un complesso palaziale (non è provato un sistema sovrapalaziale). L'economia palaziale - descritta in termini redistributivi da Moses Finley nel 1954 e teorizzata per il mondo antico da Karl Polanyi (1957) - fonda il funzionamento economico dello stato sulla redistribuzione di beni primari in cambio di prestazioni lavorative. La versione di Colin Renfrew (1972) vede il ruolo redistributivo finalizzato alla circolazione e alla diffusione di beni non disponibili dappertutto, ma questo modello non è comunemente accettato per l'assenza di prodotti agricoli specializzati nel Lineare B. Il rapporto istituzionale tra palazzi e singole comunità è ancora poco definito: i siti palaziale si collocano in modi commerciali mediterranei, e si deduce uno scambio all'interno di circuiti locali collegati alle rotte. Le officine di beni di prestigio sono localizzate esclusivamente nei siti palaziali, ribanendo così il controllo palaziale sull'economia locale. Le strategie di controllo economico sono principalmente redistribuzioni come elerargizione (razioni, feste, banchetti), dove è importante il monopolio della sfera religiosa, con offerte agli antenati e alle divinità. Le strutture tipiche micenee sono il palazzo e la cittadella. Il palazzo - noto a Micene e a Tirinto - è una struttura architettonica complessa, centro amministrativo e residenziale dell'élite al potere; queste sono considerabili anche come cittadelle, ossia siti fortificati in luoghi con posizione dominante e circondati da mura. Le strutture palaziali micenee sono note a Micene, Tirinto, Pilo, Menelaion (Sparta), ma anche dai resti oggi scomparsi di Atene, Argo, e Dendra. Il 'megaron costituiva il nucleo focale del palazzo, con una struttura ripartita e isolata dal complesso: il trono nel vano centrale, il grande focolare circondato da colonne e la ricca decorazione parietale rendenvano il luogo principale dell'ostentazione del potere. Il palazzo come centro amministrativo e la struttura funeraria tipica a tholos sono entrambi ispirati dalla cultura minoica; in realtà il palazzo miceneo è più piccolo e modesto, dato che la funzione principale è l'amministrazione territoriale. Il wa-na-ka (re) era posto all'apice della gerarchia micenea, il cui aggettivo wa-na-ka-te-ro è identificato sulle anfore reali a Tebe, Tirinto e Chania; il ra-wa-ke-ta (capo, guerriero) è il secondo della gerarchia, in greco trasportato come "lawagetas" da laos "popolo" e agein "guidare"; il te-re-ta aveva una funzione incerta, forse sacerdote o funzionario con terreni in cambio di servizi, di cui si hanno attestazioni sia a Pilo (14) che ad Aptera (45) a Creta occidentale; il qa-si-re-u era a capo di un gruppo di persone, forse anche artigiani, precedente dell'omerico "basileus"; il e-qe-ta aveva il ruolo di compagno del re, che indicati con nome e patronomico avevano schiavi e carro da guerra, forse si trattava di un gruppo guerriero strettamente legato al wanax; la ke-ro-sija (gerousia) è attestato solo una volta come consiglio degli anziani; i do-e-ro (doulos) erano gli schiavi di proprietà, sia di singoli che di divinità; nelle tavolette infatti sono menzionate oltre trenta divinità. La crisi del sistema palaziale cretese e la distruzione di Cnosso permettono l'espansione di nuove entità politiche continentali: il tutto è associabile all'arrivo di un gruppo continentale dall'Argolide, che nel Tardo Minocio IB occupa Cnosso e il centro-nord. Benché l'opinion non sia ampliamente condivisa, è verosimile, dato che compaiono gli elementi tipici dell'élite micenea (il kylix quale vaso da bere tipico continentale, ricche sepolture a carattere guerriero); inoltre a Creta si assiste ad una forte omogeneità culturale. Avviene però una brusca interruzione, con il palazzo di Cnosso raso al suolo, e l'emergere di nuovi centri di potere. La questione principale è quando e come Creta divenne micenea: nel 1963 Leonard Palmer data il Lineare B al XIII secolo dai confronti con le tavolette di Pilo, ma John Boardman le ritiene non posteriori al 1400; la controversia non si è ancora attenuata, ma si suppone che l'archivio cnossio non sia omogenero. A Chania sono state scoperte due tavolette di inizio XIII secolo, che proverebbero la non unicità di Cnosso come centro amministrativo. L'invasione dal continente non ha alcun riscontro archeologico, e gli elementi micenei sarebbero stati acquisiti su unos fondo minoico (Tardo Minoico III, 1390-1100), anche se il dominio miceneo su Creta non è completamente da escludere.

Tra XIV e XIII secolo si ha la massima espansione commerciale micenea, principalmente dovuta alla ricerca di materie prime; aumentano i siti mediterranei con materiali di derivazione egea (Sicilia orientale, isole Eolie, Italia meridionale): tra i principali prodotti esportati si ricorda l'anfora a staffa, tipico contenitore da trasporto miceneo e bene apprezzato di per sé, prodotto in argilla figulina con motivi astratti o figurati; l'esempio classico sono alcunic rateri decorati con immagini dic arri dal Peloponneso nord-orientale, e prodotto regolarmente a Troia. Kommos, nella Creta centro-meridionale, è il centro vitale per le comunicazioni est-ovest. Il commercio miceneo è sotto un controllo stretto delle élites palaziali, e mostra un coinvolgimento legato alla posizione geografica. Gli stati micenei non mostrano rapporti diplomatici rispetto ad altri stati del Vicino Oriente, evidenziati da ceramiche micenee nel Levante e in Egitto provenienti tramite Cipro. La localizzazione degli Ahhiyawa - citati nei testi ittiti da Hattusha (XIV-XIII sec.) - che possedevano navi, commerciavano e regnavano sulle isole vicine, ha lasciato supporre inizialmente che si trattasse di Achei, benché non esistesse alcun riscontro storico o filologico; studi recenti sul Tardo Bronzo hanno escluso definitivamente questa ipotesi. Altre possibilità prevedono nel continente greco una nonprovata unificazione degli stati micenei, oppure nella costa anatolica sudoccidentale una popolazione locale di tradizione anatolica poi miceanea. Nella seconda metà del XIII secolo si interrompono i rapporti col continente greco, e si assiste al crollo della società micenea alla fine del secolo (fine Tardo Elladico IIIB) con siti distrutti in Grecia e a Creta. Ma il panorama di rottura non è isolato, dato che anche gli imperi vicino-orientali crollano con l'unica eccezione dell'Egitto di Ramsete III; intorno al 1250 Micene Tirinto costruiscono ed espandono le proprie fortificazioni: l'ipotesi di un'invasione da nord (bacino del Danubio) non è sostenuta da evidenze archeologiche, ma è possibile una siccità su tutta l'area (Carpenter) oggi riscontrabile dai dati meterologici. Un'ipotesi recente riconduce il collasso alle truppe di mercenaria e la cui supremazia sarebbe dovuta ad una nuova tecnica bellica, con la fanteria leggera armata di giavellotti e spade, identificabili questi coi Popoli del Mare. Il fenomeno forse non è riconducibile ad un'unica causa, per cui è possibile anche una debolezza strutturale interna, insieme al peso economico dell'apparato organizzativo ormai insostenibile.

Dark Ages

Le cosiddette Dark Ages costituiscono una fase di regresso dal XII all'VIII secolo, ossia fino alla formazione della polis. La definizione venne introdotta alla fine dell'Ottocento, considerato come periodo senza storia tra due momenti forti della storia greca, ma unificati meccanicamente e considerati un'unica fase caratterizzata da povertà, ristagno sociale ed isolamento. Negli anni cinquanta del Novecento la visione è mutata con la pubblicazione di materiali, più esattamente la necropoli ateniese del Ceramico. Moses Finley (1954) forniva una lettura economico-sociale dei poemi omerici, ed ipotizza una società fondata sul rango individuale e posteriore al crollo miceneo; questa era dominata da singoli capi - eroi omerici - con lo scambio di doni come strumento economico basilare. In Grecia è esistita un'età eroica tra X e IX secolo. Negli anni Settanta la ricostruzione sui dati archeologici evidenzia alcuni mutamenti nell'XI secolo: l'abbandono della sepoltura multipla, l'uso generalizzato del ferro, ed il passaggio ad un'economia pastorale prevalente. L'area centrale continentale diventa prevalente; Snodgrass teorizza una massiccia esplosione demografica durante l'VIII secolo, comportando una centralizzazione politica in ambito locale, che prospetta dunque una società egalitaria. Desborough motiva questi cambiamenti con l'arrivo da nord di una nuova popolazione, i Dori della tradizione greca, che Tucidide colloca ottanta anni dopo la guerra troiana (1184); secondo l'autore gli elementi propri del gruppo etnico sono la sepoltura individuale, il rito dell'incinerazione, e lo spillone in ferro per il peplos come nuova veste femminile. Se ne individua l'origine nella Grecia settentrionale, da dove si diffonde il dialetto dorico; in realtà i mutamenti posso avere avuto cause diverse. Dal 1980 la prospettiva sulle Dark Ages ha portato a considerare una società stratificata ancora presente nel XII secolo, e l'isolamento culturale è un'idea rivalutata. La polis non apparve subito ma fu preceduta da varie forme di organizzazione. Ormai il termine non è più adatto, non trattandosi di un fenomeno unitario, ma il termine è stato mantenuto in mancanza di alternative. Il XII secolo mostra comunque una società diversa, senza scrittura ed organizzazione palaziale, con l'insediamento che risulta estremamente localizzato. Con una fase di grande instabilità si abbandonano i siti in Beozia e Tessaglia mentre nelle Cicladi e in Creta orientale si spostano sulle alture, lontane dalla costa e enaturalmente fortificate. In alcuni centri si mantengono elementi palaziali (tombe di guerrieri, sepoltura multipla, caccia), essenziali per l'organizzazione politico-sociale in centri come Atene, Perati, Lefkandì, Kynos. Alcune regioni, che precedentemente avevano un solo ruolo marginale, conseguono un nuovo sviluppo economico: ad esempio in Acaia nel XII secolo si ha un'esplosione demografica, con rapporti commerciali con l'Adriatico. Nello stesso secolo nascono santuari regionali (Amicle in Laconia, Kalapodi in Focide), e Kalapodi è l'unico santuario continentale in uso fino all'età classica. Nonostante le trasformazioni vi è una linea di continuità, con la rioccupazione di alcuni siti ed un comportamento sociale elitario, con evidenti legami con le precedenti. Ulteriore rottura è l'adozione del ferro, attraverso una nuova tecnologia fondata sulla fusione e la lavorazione in semiliquido; d'altronde i giacimenti di ferro sono piuttosto diffusi in Grecia, anche se la tecnica è stata importata da Cipro. L'organizzazione sociale è difforme, in alcuni casi con una società gerarchizzata (Atene, Argo, Cnosso) in altri con un modello di big man (siti politicamente instabili, Lefkandì). Atene è posta in una grande piana costiera abitata dal Neolitico: l'Attica non mostra distruzione nell'XI secolo, ma anzi un'espansione che dunque implica un trasferimento di popolazione da altre aree. La società è articolata, visibile nell'organizzazione funeraria, come nella necropoli sono posti solamente individui di status elevato. Si sviluppa un nuovo stile proprio, il Protogeometrico, e dal IX secolo alcune famiglie hanno la preminenza, in concomitanza con il nuovo stile ceramico Geometrico. Lefkandì è invece nella parte centrale dell'isola di Eubea, sulla fertile piana levantina; dal XI secolo mostra una notevole crescita economica grazie alle importazioni; l'area cimiteriale si trova sulla collina di Toumba - in uso tra XI e IX secolo - e conserva un grande edificio absidato non ultimato con due tombe a fossa (una tomba con una coppia, l'altra con quattro cavalli): la struttura era stata livellata per un tumulo, con sopra un grande cratere fittile. Ma la fortuna di Lefkandì fu effimera, decadendo alla fine del VIII secolo quando entrò in competizione con Calcide ed Eretria. Secondo la tradizione storiografica greca nel XI-X secolo si ha una migrazioen dall'Attica verso la costa egea-anatolica e la fondazione di Mileto, Smirne e Cuma Eolica: è chiamata prima colonizzazione, per distinguere il fenomeno più ampio dell'VIII secolo. Non esiste una tradizione unitaria, anche se la documentazione archeologica mostra materiali greci che però non consente il sostentamento dell'idea, essendo conosciute attività di scambio. Sono notevoli i mutamenti nella Creta del XII secolo, fra cui l'abbandono di numerosi centri e spostamenti interni: la popolazione confluisce in nuovi siti o di lunga tradizione, con la formazione di nuclei abitati di grandi dimensioni e l'abbandono della fascia costiera. Sopravvivono alcuni elementi della civiltà palaziale, retaggio minoico anche nello stile pittorico vascolare; l'organizzazione in entità politiche indipendenti e culturalmente omogenee comporta dunque la riattivazione di una comunicazione tra aree. Si conosce nella Creta occidentale il fenomeno singolare delle fosse rituali di Thronos Kephala (Sybrita) e Chamalevri, ossia fosse scavate nella roccia con pasti conservati e ceramica; trattandosi di un nuovo insediamento - una colonia del XII secolo - potrebbe essere la formulazione di una nuova organizzazione sociale, quale pratica rituale fondata sui pasti comuni, come a volerne mantenere il ricordo come eventi eccezionali. Appare evidente l'anticipazione dei sissizi cretesi, pasti comuni riservati ai cittadini e divenuti poi istituzionali. Cnosso possiede una necropoli in uso dall'XI al VII secolo ininterrotta, simile per dimensioni ad Atene, ma in cui l'idea di comunità è molto radicata, rifacendosi alla tradizione minoica. Il sistema funerario è il risultato di una forte competizione individuale, che comporta un grande eclettismo nelle sepolture, prive di qualsivoglia schema ricorrente; le tombe femminili sono poco importanti, forse ritratto del medesimo ruolo nella società. Su una collina vicino alla costa nord-occidentale si trova Eleftherna con unedificio rettangolare (megaron) in uso dal IX secolo, per cui anche la necropoli conferma la presenza di un'aristocrazia potente, con tipologie sepolcrali per fascia d'età (sotto i 18 e sopra i 60 anni le inumazioni erano in vaso). Nelle dark ages cretesi vi era un particolare rapporto col passato, con il riuso di rovine per fini cultuali dal XII secolo, come nel santuario del piazzale dei sacelli ad Haghia Triada, che diviene dal X secolo un fenomeno ampio; anche sul continente compare ma dal VII secolo, ed esclusivamente per le tombe monumentali di età palaziale. Il fenomeno è sempre dovuto all'esigenza di legittimazione del territorio, in cui il passato è evidentemente considerato glorioso. Kato Symi è tra i santuari più rilevanti, in suo dal Medio Bronzo all'età romana, era un'area sacra organizzata su terrazza e fruito regionalmente, impiegato per riti d'iniziazione dei giovani cretesi d'élites, in cui è possibile rintracciare l'origine di istituzioni poi diventate tipiche.

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