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Necropoli Punica di Palermo

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La Necropoli Punica di Palermo è un sito archeologico a Palermo.

Del primo emporio punico, fondato probabilmente nel corso del VII secolo a.C., sono testimonianza concreta e significativa le numerose tombe comprese nella vasta necropoli che occupava l'area immediatamente ad ovest della città, compresa tra Piazza Indipendenza, Corso Calatafimi, Corso Pisani, Via Cuba, Via Cappuccini e Via Pindemonte. Dal 1746 - anno delle prime scoperte avvenute in occasione della costruzione del Reale Albergo dei Poveri - ad oggi, sono state rinvenute oltre settecento tombe, alcune delle quali, adeguatamente rappresentative dei vari rituali funerari e delle diverse tipologie tombali, sono oggi visibili nell'area della Caserma Tuköry di Corso Calatafimi. La necropoli copre un arco cronologico compreso tra la fine del VII e gli inizi del III secolo a.C. e comprende, sotto il profilo tipologico, sia tombe a camera ipogeica che inumazioni in sarcofago litico e deposizioni in fossa terragna o in cinerario; ugualmente attestati sono i riti dell'inumazione e dell'incinerazione. Tra febbraio e giugno del 2004 si è completato lo scavo di questa porzione di necropoli punica: sono state scavate in tutto circa 150 sepolture che si distribuiscono in maniera intensiva all'interno dello spazio indagato. A questa indagine sistematica si sono affiancate alcune scoperte casuali che hanno determinato la necessità di attivare scavi d'emergenza: in particolare si ricordi la tomba a camera ipogeica scoperta, in occasione della messa in opera della nuova rete idrica, all'angolo tra la Via Maggiore Amari ed il Corso Calatafimi - al cui interno si è recuperato uno dei corredi più antichi dell'intera necropoli, caratterizzato dalla presenza di forme tipiche del repertorio fenicio - e le due tombe a camera ipogeica rinvenute nel corso dei lavori di restauro del complesso monumento dell'Albergo dei Poveri di Corso Calatafimi.

Tomba 1 Edit

L'inumazione in sarcofago litico mostra una notevole ricchezza di corredo (metà del VI secolo a.C.).

Tomba 18 Edit

È una tomba a camera - ossia un breve dromos che precede una camera con il loculo per l'inumato ed il corredo - utilizza più volte tra la fine del VI e l'inizio del V secolo a.C.

Tomba 30 Edit

Sepoltura in sarcofago litico, riferibile al VI secolo a.C.

Tomba 41 Edit

File:PA Necropoli T41.jpg
Pianta della tomba 41.

Questa tomba ad inumazione presenta caratteristiche del tutto particolari, sia per la tipologia che per gli elementi del corredo. Si tratta di una piccola tomba scavata nella roccia e coperta da un unico solen di terracotta. All'interno si sono recuperati i resti di un infante di sesso probabilmente maschile. Tra gli elementi del corredo spicca una statuetta antropomorfa di lampadoforo che presenta stringenti analogie con gli esemplari rinvenuti a Cartagine e a Ibiza e datati tra la fine del VI e gli inizi del V secolo a.C. Tra il materiale ceramico si sottolinea la presenza di una lekytos a figure nere, di una coppa del tipo Iato K 480 e di una brocca dipinta. Del corredo facevano parte anche tre amuleti lavorati a traforo che raffigurano l'occhio di Horus.

Tomba 46 Edit

Si tratta di una delle più antiche tombe a camera ipogeica scoperte in questa area della necropoli. La camera, di forma quadrata, è alta poco più di un metro ed è preceduta da un dromos di otto gradini piuttosto ripidi e appena abozzati. L'accesso alla camera era sbarrato da due lastroni di calcarenite ben combacianti ed era contrassegnato da un cippo troncopiramidale. Il sarcofago monolitico di calcarenite, coperto da due grandi lastroni, era collocato sul lato orientale. Conteneva i resti di una donna adulta inumata in posizione supina e con le braccia distese lungo i fianchi. All'altezza del capo era collocato un amphoriskos degli inizi del tardo corinzio, un esemplare che data il contesto funerario tra il secondo quarto e la metà del VI secolo a.C. Gli altri oggetti del corredo erano raggruppati in parte al centro della camera e in parte a ridosso della parte occidentale. Consistevano in due anfore con decorazione lineare, una bottiglia con orlo a fungo, una oinochoe ad orlo trilobato, un piatto e una pignatta contenente resti di pasto.

Tomba 50 Edit

File:PA Necropoli T50.jpg
Pianta della tomba 50.

Si tratta di una delle tombe a camera che mostrano un uso prolungato che abbraccia oltre un secolo (dalla metà del V alla fine del IV secolo a.C.). Era costituita da una grande camera rettangolare preceduta da un lungo dromos di dodici gradini. L'accesso alla camera era sbarrato da un grande lastrone la cui chiusura era rafforzata da schegge di calcarenite utilizzate come rincalzo. Nel dromos vennero raccolti anche due elementi di un cippo. La camera conteneva ben tredici sepolture: tre inumazioni, nove incinerazioni e un enchytrismos. La metà occidentale era occupata da un sarcofago monolitico di calcarenite coperto da quattro solènes; conteneva i resti di due individui adulti, uno di sesso maschile, l'altro femminile, adagiati l'uno sull'altro. Nello stesso sarcofago giaceva una brocca acroma contenente i resti di un incinerato adulto di età matura. I corredi relativi a queste sepolture erano per lo più collocati sulla copertura del sarcofago, mentre i vasi di maggiori dimensioni erano deposti tra il sarcofago e la parete della camera. I cinerari erano costituiti per lo più da brocche acrome. Due brocche contenevano resti di fanciulli; un'altra brocca conteneva i resti cremati di un giovinetto misti ad ossa di animali. Due anfore puniche utilizzate come cinerario contenevano rispettivamente i resti di un adulto e di un fanciullo e i resti di una donna adulta. L'unica sepoltura del tipo ad enchytrismos restituì, oltre ai resti dell'inumazione di un fanciullo, alcuni interessanti elementi di collana: due vaghi di vetro e quattro pendenti d'osso (due figurine di quadrupede bifronte, un astragalo, un braccio rituale). La metà orientale della camera era occupata da una inumazione protetta da un insieme di quattro solènes con relativi kalypteres deposti su uno spiovente. È presumibile che il defunto fosse originariamente deposto entro una cassa lignea poggiante su blocchi disposti in modo da evitare il contatto diretto con il piano di calpestio. La datazione di questa tomba alla fine del IV secolo a.C. è confermata dal corredo che comprendeva anche una pisside e una lekane a decorazione sovradipinta policroma. Altro elemento di interesse è la presenza del piccolo gruppo di pendenti-amuleti che mostrano la persistenza, anche in questa fase tarda di utilizzo della necropoli, di tipologie egizie largamente diffuse nel mondo punico.

Tomba 63 Edit

File:PA Necropoli T63.jpg
Pianta della tomba 63.

È un piccolo sarcofago monolitico (m 1,03 x 0,55) coperto da due lastre di calcarenite e contenente i resti di un soggetto infantile. Al di sotto della mandibola sono stati raccolti 29 elementi di collana. Due pendenti di pasta vitrea policroma raffigurano una testa di figura demoniaca e una testa d'ariete. Si tratta di due tipi di pendenti-amuleti ampiamente diffusi in tutto il bacino del Mediterraneo e presenti in Sicilia a partire dal VI secolo a.C. Gli altri tredici amuleti d'osso attestano il prestigio e la diffusione dei soggetti egizi eletti nel mondo punico a garantire la protezione magica dei morti. Infatti gli esemplari sono del tipo a tavoletta e raffigurano l'occhio di Horus nella versione più diffusa, con i marchi della testa di falco nella palpebra inferiore; un esemplare reca sul rovescio la raffigurazione della vacca Hathor gradiente, con fiore di loto sul dorso. Anche gli altri amuleti presentano soggetti ricorrenti perché provvisti di valori magici e apotropaici. Rientrano in questa serie le figurine di Ptah pateco, Horus falco, Anubis, Knum, Toth e del gatto connesso con il culto della dea Bastit. Completano la serie due amuleti a forma di coccodrillo, due amuleti in pasta vitrea raffiguranti una Sfinge e Bes, nove grani di pasta vitrea color crema e tre policromi. Il corredo, deposto ai piedi dell'inumato, comprendeva un guttus-biberon a decorazione lineare, una brocchetta con la parte superiore del corpo coperta da vernice nera, un'olletta acroma e una piccola lekane di produzione locale. Questa tomba, databile al pieno VI secolo a.C., è un fondamentale punto di riferimento cronologico per lo studio degli amuleti punici.

Tomba 65 Edit

File:PA Necropoli T65+T66+T71.jpg
Pianta delle tombe 66, 65 e 71.

Questa tomba è uno dei più antichi contesti funerari rinvenuti nella necropoli. Era costituita da un cinerario acromo biansato deposto insieme al corredo entro una fosse terragna di forma pressoché ellittica. Il cinerario è probabilmente un prodotto locale e presenta numerose bolle e difetti di cottura. All'esterno del cinerario sono stati rinvenuti una oinochoe a bocca trilobata decorata con fasce di vernice diluita e un piatto di bucchero. All'interno del cinerario sono stati rinvenuti una oinochoe di bucchero a bocca trilobata, un alabastron etrusco-corinzio, una coppa etrusco-corinzia e una piccola lekane a vernice nera. L'esame antropologico ha permesso di accertare la presenza di pochi frammenti di ossa combuste attribuibili ad un individuo di età adulta e di sesso indeterminato. Sulla base del corredo la tomba è databile tra la fine del VII e il primo venticinquennio del VI secolo a.C. Particolare rilevanza assume in questo contesto funerario la presenza del bucchero e della ceramica etrusca che conferma anche per Palermo gli stretti contatti commerciali che legavano il mondo punico all'area etrusco-tirrenica.

Tomba 66 Edit

Questa tomba, databile agli inizi del VI secolo a.C., costituisce uno dei contesti più antichi e significativi tra le sepolture caratterizzate dal rito della incinerazione entro fossa terragna. Il defunto, un uomo adulto, era deposto in posizione supina in una fossa poco profonda. Sul fianco sinistro era stato deposto probabilmente un pugnale di ferro del quale è stata recuperata la lama molto consumata, sul lato destro era deposta una lancia. Le mani erano ornate da anelli, uno dei quali ancora provvisto di uno scarabeo. Il materiale ceramico non era stato devastato dalla combustione perché probabilmente deposto dopo la cremazione. Comprende forme vascolari peculiari del mondo fenicio-punico. Una bottiglia con orlo a fungo e una brocca con collo conico e orlo trilobato erano deposte all'altezza del capo del defunto; un piatto era invece posto, in posizione capovolta, all'altezza della mano destra. Del corredo faceva parte anche un'olla acroma tra i cui resti vennero rinvenuti frammenti ossei appartenenti ad un ovocaprino.

Tombe 82 Edit

Sarcofago monolitico (cm 127 x 30) di calcarenite giallastra, con scheletro di individuo femminile adolescente orientato in senso SO-NE, che presenta evidenti segni di pressione per l'inserimento nel sarcofago. La defunta era adorna di gioielli alle orecchie, al collo, al petto e alle dita della mano sinistra. Il braccio destro è poggiato sul ventre e la mano regge un'olpe. Databile al VI secolo a.C. Il corredo è composto da orecchini d'argento con pendente a cestello, un'incastonatura d'argento, un amphoriskos a vernice nera, un anello di bronzo con sigillo, un aryballos corinzio combusto, frammenti combusti di una coppetta a vernice nera, una kylix a bande, un anello a spirale, un'olpetta semiverniciata, e una collana con pendenti di bronzo.

Tomba 95 Edit

Tomba a camera sotterranea con dromos gradinato d'ingresso, chiuso da un portellone costituito da una lastra monolitica di calcarenite messa in posizione verticale. Addossato alla parete della camera, si trova un sarcofago parzialmente ricavato nel banco roccioso, la cui sponda occidentale è costituita da tre lastroni di calcare grigio appena sbozzati, rinzeppati con pietrame dello stesso tipo; lastroni fungevano da copertura. Il sarcofago conteneva due scheletri di adulti, l'uno forse di sesso femminile, l'altro di sesso maschile, entrambi in posizione supina; il primo presentava sotto il perone destro l'estremità di un pugnale di ferro. In corrispondenza dei due crani, la roccia sembra essere stata intagliata per creare una sorta di cuscino. Databile tra la fine del VI secolo e gli inizi del V secolo a.C. Il corredo è composto da una pentola troncoconica, uno skyphos di tipo ionico, un piatto ombelicato, tre anfore da mensa, un'anfora da trasporto greco-italica, una lucerna a vernice nera, tre olpette ovoidali semiverniciate, un'olla globulare, una lucerna e un pugnale di ferro.

Tomba 97 Edit

Grande tomba a fossa scavata nella roccia, coperta da quattro lastre. Fu utilizzata più volte, contiene infatti gli scheletri di tre inumati, dei quali il più antico pertinente ad una donna adulta, il secondo ad un uomo adulto. Del terzo non ci sono elementi per diagnosticarne il sesso. Databile tra V e IV secolo a.C. Il corredo è composto da quattro brocche acrome, una lucerna ad un solo becco, uno skyphos corinzio a vernice nera, una coppetta a vernice nera, un'olla monoansata, una coppa monoansata a vernice nera, uno skyphos a vernice nera.

Tomba 100 Edit

Tomba a fossa, in parte scavata nella terra e in parte nella roccia, chiusa da cinque lastre di calcarenite. Contiene lo scheletro di un infante inumato, deposto sul fianco sinistro con la testa rivolta a sudovest, con il braccio sinistro disteso lungo il corpo e con il destro piegato sul bacino a reggere una piccola olpe. Databile tra la fine del VI e la prima metà del V secolo a.C. Il corredo è composto da un'olpetta acroma, un'olpetta semiverniciata, un piede di coppa a vernice nera capovolto con tracce di ocra all'interno e all'esterno, una coppetta monoansata, un'olletta acroma monoansata, ed un amuleto di osso e vago di pasta vitrea.

Tomba 103 Edit

Tomba a camera sotterranea di forma pressoché quadrangolare, con dromos d'ingresso gradinato. L'ingresso alla camera è chiuso da un portellone di calcarenite di forma rettangolare. La tomba è stata più volte riaperta e utilizzata con il ricorso a riti funerari diversi. Lungo la parete orientale, posto direttamente sul piano, si è rinvenuto uno scheletro di individuo adulto; dentro il sarcofago monolitico di calcarenite, coperto da quattro tegole, erano i resti inumati di un individuo adulto e di un giovane; dentro tre cinerari, due anfore e una brocca, erano i resti combusti di tre individui, che testimoniano il riaffermarsi del IV secolo a.C. del rito dell'incinerazione. Complessivamente all'interno della camera si sono rinvenuti 55 reperti. Databile tra V e III secolo a.C. Il corredo è composto da una piccola anfora, una coppa, una lucerna, un amuleto a forma di falco, un sigillo ad anello di bronzo, un ciondolo di osso, un orlo di brocchetta di bronzo, un ciondolo con conchiglia, e frammenti di di anello di bronzo.

Patologie Edit

Gli individui di Caserma Tuköry erano afflitti da forme di patologia dentaria, carenziale, traumatica e degenerativa. Alcuni esemplari presentano cribra orbitalia e iperostosi porotica, riferibili o a deficit nutrizionali, per carenza di ferro nell'alimentazione, o a forme di anemie secondarie nel corso di malattie anemizzanti, quali per esempio infezioni intestinali e malari, o nel caso di alcune giovani donne, a forme di anemia a seguito di gravidanza. Nella superficie interna del cranio di alcuni soggetti adulto-maturi e senili sono osservabili delle granulazioni (le Foveole del Pacchioni), di diversa grandezza e forma, che tendono ad assottigliare e a perforare il cranio. Tale patologia è attribuibile a disturbi circolatori e si manifesta particolarmente con l'avanzare dell'età. Inoltre è stata osservata nel cranio di un esemplare femminile, di età adulta, una complessa patologia, consistente in assottigliamenti biparietali simmetrici, fatti osteoporotici e totale edentulia. A carico dell'apparato masticatorio si segnalano: usura occlusale (o per cibi poco cotti o per graminacee non ben macinate); carie (per presenza di zuccheri nell'alimentazione); ascessi; piorrea alveolare; alcuni casi di ipoplasia dello smalto da probabile carenza di vitamina D; perdita in vita di numerosi denti con riassorbimento totale o parziale della parete alveolare. Sono stati evidenziati in alcune ossa lunghe esiti cicatriziali di pregresse fratture, guarite con buon allineamento dei monconi, indice di buona etnoiatria e di favorevoli condizioni di vita; altri reperti invece, per la gravità della frattura, presentano un callo cicatriziale abnorme e deviazioni dei monconi. Esemplari adulto-maturi presentano degenerazioni artrosiche sia a livello vertebrale che articolare, in forma più o meno grave. In alcuni casi si è verificata la fusione delle ossa tarsali e dei corpi vertebrali con deformazione della colonna vertebrale, la cui probabile causa è da ricercae sia nei modelli lavorativi che nei difetti di dinamica articolare.

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