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(Tratto dalla relazione di Francesco Brancato in atti del seminario di studio "I Whitaker di villa Malfitano", tenutosi in Palermo il 16 - 18 marzo 1995 su "I Whitaker di villa Malfitano" a cura di Rosario Lentini e Pietro Silvestri, pubblicati dalla Fondazione "Giuseppe Whitaker" con il patrocinio dell'Assessorato dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione della Regione siciliana nel dicembre 1995).

Dopo Benjamin Ingham il personaggio più importante è certamente Tina Whitaker Scalia. Essa si impose all'attenzione dei suoi stessi contemporanei anche per la straordinaria versatilità del suo spirito e, quindi, anche per la stessa molteplicità e varietà dei suoi interessi che spaziavano dalla musica al canto, alla storia, alle attività più specificatamente sociali come le opere di beneficenza, per cui godette, tra gli stessi contemporanei, di ammirazione e stima. A dare poi risalto alla sua versatilità e attitudini contribuì certamente la sua longevità, coprendo essa con la sua vita ben 98 anni, dal 1858 al 1957, comprendenti la seconda metà del sec. XIX e la prima metà del sec. XX: l'epoca, cioè, in cui prevalsero e si affermarono il pensiero politico risorgimentale, l'opera risolutiva del Cavour e, quindi, il travagliato e lungo periodo del crescente inserimento dell'Italia unita nella vita internazionale ed europea in particolare.

E', soprattutto, il periodo politico dominato dal Cavour quello rimasto maggiormente impresso nella sua memoria, per cui anche nella sua opera storica Sicily and England è oggetto anche questo di particolare esame, ma se è grande l'ammirazione per il Cavour, è certamente maggiore quella che Tina rivela per Garibaldi, al punto da far credere ch'essa nutrisse nel fondo dell'animo tendenze repubblicane. Questo, per esempio, credette di capire, leggendo la sua opera, la buona e ingenua Carmelina Naselli dell'Università di Catania, la quale se ne scusò con la stessa autrice, per cui, rispondendo ad una sua lettera in cui quella le aveva rilevato l'"errore", le spiegò ch'esso era nato «dalla persuasione, formatasi via via durante la lettura del lavoro», per il grande risalto dato al Duce dei Mille. Ma si compiace della sicurezza della mano con cui ancora scrive pur con i suoi allora 95 anni di età.(19)

La lettera della Naselli è ancora una prova della grande notorietà che l'opera storica contribuì a diffondere e a conservare nel gran pubblico di Tina Whitaker Scalia. Pubblicata nel 1907,con il seguente titolo: Sicily and England and Social Reminiscences, 1848-1870, by Tina Whitaker (nate Scalia), Illustrated, venne ristampata con rinnovata soddisfazione della stessa autrice già novantenne, nel 1948 a Mazara (Società Editrice) con il seguente titolo alquanto modificato rispetto a quello originario: Tina Whitaker Scalia, Sicilia e Inghilterra. Ricordi politici: vita degli esuli italiani in Inghiltera (1848-1870), con una premessa di Biagio Pace. Sia la prima che la seconda edizione furono seguite da lusinghiere recensioni che valsero naturalmente a far maggiormente diffondere e conoscere l'opera e a rinnovare quell'alone di ammirazione di cui Tina già godeva per altre attività anche sociali.

Giova rilevare che, mentre la storiografia nei vari paesi europei e, soprattutto, in quello tedesco risente dell'influenza della filosofia (di quella di Hegel in Germania), in Inghilterra manca una tale influenza. La storiografia è, invece, mossa ivi principalmente dall'idea di progresso: l'empirismo, insomma, prevale sull'influenza ideologica. Ed empiristica è la sollecitazione che muove Tina Whitaker a scrivere Sicilia e Inghilterra. Per di più sono i suoi ricordi personali che prevalgono nella narrazione, per cui agli avvenimenti sostanzialmente fa solo dei riferimenti che valgono a meglio illuminare i suoi ricordi. Così si compiace di introdurre nella narrazione ricordi personali, richiamando all'occasione anche suoi antenati più o meno vicini, che finiscono per dare all'opera un carattere strettamente biografico. «Il mio nonno materno, Pompeo Anichini - scrive ad un certo punto - era toscano, nato a Pisa nel 1782... Pompeo Anichini, come risulta dal libro d'oro dell'Archivio di Firenze, era discendente diretto di tal Giunta Anichini il quale, nel 1423, nel periodo più brillante della Repubblica Fiorentina, fu eletto candidato alla carica di uno dei tre governatori della città». E così tanti ricordi personali si intrecciano continuamente nell'opera al richiamo dei fatti storici. Così, parlando di Giacomo Medici, mentre era governatore" di Palermo, ama ricordare che sposò "una signora inglese", la vedova di Beniamino Ingham a Palermo, "cugina di mio marito".

Ma nell'opera non mancano considerazioni e riflessioni di notevole interesse storico, che intendono spiegare anche le ragioni e le origini di un certo malcontento, circolante nella penisola ancora dopo non pochi anni dalla conseguita unità:

«Nei loro sogni di una nazione unita, soggetta al regno costituzionale di un unico sovrano, - rileva - i patrioti poco si curarono dei differenti caratteri del popolo italiano nelle varie parti del Regno, che, sommersi dalla travolgente ondata di patriottismo, erano destinati a riaffiorare nel momento in cui si sarebbe affacciato il problema di un governo pratico. Nel desiderio di quei primi tempi di saldare fennamente insieme i vari stati, l'unione politica fu sempre messa innanzi all'unione economica, e furono approvate in fretta leggi multiformi, che il tempo ha dimostrato non vantaggiose al generale benessere del paese».20)

Nell'apprezzamento degli avvenimenti, più che il giudizio storico vi ha prevalenza la maggiore o minore simpatia che legava l'autrice a questo o a quei personaggio che, a suo parere, aveva maggiormente operato per liberare la Sicilia dal governo borbonico. Per i soccorsi dati alla Sicilia, com'è noto, nella rivoluzione del '48, particolare attrattiva manifesta per Lord Palmerston che, a suo parere, più di ogni altro aveva operato per liberare l'Isola dal governo borbonico.

«Guardando spassionatamente indietro all'amara delusione delle speranze riposte nel 1849 dai Siciliani in Lord Palmerston e richiamando alla memoria «tutto quei che avevo udito dai miei genitori circa gli avvenimenti di quei giorni - annota -, vedo che, nonostante la delusione, noi italiani dobbiamo sentire la più profonda riconoscenza per quel grande uomo. La sua simpatia per la causa italiana irritava i suoi colleghi; e il suo coraggio nel permettere che armi e munizioni fossero fornite agli insorti siciliani dall'Inghilterra non può essere mai dimenticato dall'Italia».(21)

E' un'opera, dunque, quella di Tina Whitaker, scritta con il sentimento, per cui ne riflette in sommo grado l'intima e complessa personalità. Perciò tanto più interessante ai fini della conoscenza del complesso personaggio che anche sotto questo aspetto nel corso del seminario sarà pure particolare oggetto di esame.

Sia la prima che la seconda edizione sono state accompagnate da numerosi incondizionati elogi (sul Giornale di Sicilia come sul Giornale d'Italia), di critiche, a volte severe, come quelle di G. W. (così si firma d'autore) sul Giornale d'Italia del 10 dicembre 1949, su L'Italia che scrive del 1948 di Antonio Pagliaro, e, soprattutto, quella di Federico Curato nella Rassegna storica del Risorgimento (1949), che, dopo i consueti elogi per la vivace penna con cui l'opera è scritta, mette in rilievo anche alcuni gravi errori storici che né l'autrice né la traduttrice si erano curati di correggere.

Maggiore impegno storiografico Tina Whitaker mostra nel breve saggio sulla regina Carolina, moglie del re Ferdinando IV di Borbone di Napoli, che, rileva, mentre fuori d'Italia è stata sufficientemente studiata, in Italia, invece, se viene presentata, «è sotto la forma di una virago feroce, spietata, lussuosa». E, quindi, fa un rapido esame delle più recenti pubblicazioni sulla regina, dando dei giudizi che sono veramente illuminanti.(22)

Quale fosse poi la sua posizione sul piano politico lo esprime in un breve manifesto a stampa diretto, nelle prime elezioni dopo l'avvento del fascismo, 'Al popolo siciliano,' Scritto di un anonimo (che sono io Tina Whitaker Scalia), con il quale sostanzialmente esortava a pazientare per cogliere i frutti del nuovo regime instaurato in Italia.

«La Storia - rileva, fra l'altro, - e l'esperienza ci insegnano che gli uomini hanno diversità di mente, diversità di capacità d'intelligenza, come lo vediamo anche di forza fisica, cioè materiale. Questa differenza negli individui, porta naturalmente a differenza di risultati; questa è la legge che nessun governo può modificare, perché legge così detta della natura; è il Signore che fa la differenza, e noi no! ( ... ) Mussolini nel prendere le redini del potere in mano ha realizzato (sic) che le rivoluzioni sono un grande pericolo per uno Stato, e ce lo ha evitato nel vero senso della parola. Ma giusto per questo, gli si deve concedere più tempo per sviluppare le sue idee. Egli intanto ha subito capito che distruggere il ricco vuol dire distruggere il lavoro, fonte indispensabile per migliorare la posizione economica di una nazione, e perciò anche individuale ( ... ). E la giustizia? Mussolini ha lavorato anche per questo: da noi vi è la mafia, sconosciuta nel settentrione; ebbene, questa mafia perché esiste da noi? Io vi rispondo subito: per la necessità che si è avuta di difendersi contro le ingiustizie che spesso si commettono in nome della giustizia stessa. Il pretore mal pagato che si lasciava corrompere con regalie del ricco a danno del popolo, e così di seguito. Di questo stato di cose, pure si occupa Mussolini ( ... ). Vi sono quelli che diranno: 'non votate la lista del governo perché è contro la libertà: questo non è vero; non ci credete! Certo Mussolini è contro una libertà che, troppo spinta, come abbiamo visto nella Russia non porterebbe poi che al comunismo; e questo comunismo, come vi ho spiegato, non dà che la più grande delle tirannie, la tirannia dello Stato, che, essendo unico ricco, e l'unico capitalista, non lascia più agli altri la libertà individuale al punto che neppure il figlio può ereditare dal padre! (... ). Mussolini lavora per tenere alto il buon nome dell'Italia. Diamo dunque a Mussolini l'aiuto che è in nostro potere ( ... ).(23)

Alla compilazione di tale foglio di propaganda nelle elezioni politiche del 1924 in sostegno della lista governativa (il famoso "listone") non è improbabile abbia collaborato Joseph Whitaker che, sul problema istituzionale in Italia, non aveva idee diverse da quelle della moglie, ma attribuendone ufficialmente l'iniziativa a Tina che godeva di una più larga notorietà, avrebbe potuto assicurare al foglio anche una maggiore diffusione. Non è a dire, poi, quanto allora vi abbia influito anche il generale Di Giorgio che, avendo sposato Norina, la figlia maggiore di Joseph e Tina, proprio in quelle elezioni, assimilato oramai al movimento fascista, era stato compreso nella lista nazionale. Che poi egli godesse della massima fiducia da parte di Mussolini è dimostrato dal fatto che proprio nel 1924 egli fu scelto a succedere quale ministro della guerra ad Armando Diaz, duca della Vittoria.(24)

Va, infine, rilevato che, nel sostenere la lista nazionale, Tina era anche quanto mai convinta di giovare alla sua antica vocazione, sempre manifestata, di contribuire, per quanto era nelle sue possibilità, a sollevare le classi sociali più umili e bisognose, per le quali con suo marito s'era sempre adoperata con la massima dedizione anche con la creazione di istituti di beneficenza. (25) Dedicatasi fin da giovane con grande passione al canto, tenne pure dei concerti per beneficenza con grande affluenza di pubblico e con tale successo da richiamare l'attenzione della stampa.(26)

NOTE

omissis

19. Per la sua singolarità giova riportare per intero la lettera della Naselli che riflette anche l'alta stima che di Tina Whitaker si nutriva in generale pure in Sicilia:

«Gentile signora, Le sono grata per la cortese lettera e Le chiedo vive scuse per i due errori in cui mi dolgo di essere caduta. Il primo - madre inglese- è un errore puramente materiale: si pensa una cosa e se ne scrive un'altra, e poi, il fatto sfugge anche nella revisione dello scritto. Il secondo, invece, è nato dalla persuasione, formatasi via via durante la lettura del lavoro, ch'Ella fosse di sentimenti repubblicani. Mi rincresce di averlo detto, ora che apprendo di essere Lei di idee monarchiche, e mi compiaccio, in questo, di esserle accanto con la stessa fede.

Cedo dalla sicurezza della Sua mano, che i novantacinque anni non Le hanno tolto nulla dell'efficienza che talvolta è menomata anche in persone di età meno inoltrata e Le porgo i migliori auguri di buona salute e serenità.

Si abbia le mie scuse e saluti cordiali.

Carmelina Naselli»

20. Tina Whitaker Scalia, Sicilia e Inghilterra. Ricordi politici. La vita degli esuli italiani in Inghilterra, con una premessa di Biagio Pace, Società Editrice Siciliana, Mazara, 1948.

21. Ivi.

22. Tina Whitaker, Studi sulla Regina Maria Carolina (considerazioni sopra due nuove biografie della medesima), in "Rasegna contemporanea", a. 1° ottobre 1908, pp. 275-288.

23. Foglio a stampa in Archivio Whitaker.

24. Cfr. Profilo biografico di G. De Stefani cit., pp. LIV-LV.

25. Cfr. foglio a stampa cit.

26. Cfr. Concerto di beneficenza, in "Giornale di Sicilia", Palermo, 2-3 aprile 1887.

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Whitaker Scalia, Tina

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