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Tiro è un sito archeologico libanese.

Secondo il racconto di Giustino (XVIII, 3,5) la città sarebbe stata fondata, in realtà rifondanta dato che la città era già nota da tempo, intorno al 1200 a.C. dagli abitanti di Sidone vinti dal re degli Ascalonesi (ossia i Popoli del Mare).

Tiro è una città insulare edificata su uno scoglio (“sur”), originariamente costituito da due isole unite nel X secolo a.C., e oggi legata alla terraferma dalla diga voluta da Alessandro Magno. Un papiro egizio del XIII secolo a.C. distingue Uzzu, la Tiro antica continentale, Tiro porto, la città insulare. L'occupazione del sito risale al III millennio a.C., anche se risulta permanente dal Bronzo Antico: si ha una fase di abbandono fra il 2.000 e il 1600 a.C. è conosciuta dalle citazioni di elʿ-Amārnah (un re di Tiro chiedeva al faraone il possedimento della città continentale per mancanza di risorse) e dalla ceramica micenea, che documenta i contati con l'Egeo. Erano due i porti: siconio a nord, ed egiziano a sud, con un complesso sistema di frangiflutti e moli, con torri e bacini. Tiro controllava un ampio territorio con diverse vie di comunicazione, di facile smercio. I rapporti diplomatici ed economici erano soprattutto con Israele, legata alla cessione di località. La documentazione più antica è di Giuseppe Flavio, dagli Archivi di Tiro, da diversi storici di epoca ellenistica, soprattutto riguardo i rapporti fra re Hirom I e Salomone nel X secolo a.C. Il tempio di Melqart era sull'isola settentrionale, sui ruderi di uno più antico, non ancora scoperto poiché ipotizzato sotto la basilica dei Crociati; forse presenta analogie con il tempio di Gerusalemme, costruito dagli stessi artigiani locali, con pianta longitudinale, ingresso assiale con vestibolo, antecella e cella lunga, secondo la tipologia del Bronzo Medio siriano; l'alzato era in pietra e legno, con merli a gradini e capitelli egittizzanti. Un altro tempio era nell'isola meridionale, che i Greci identificavano per Zeus Olimpo. Altri templi citati dalle fonti erano uno di Astarte ed un altro per Melqart sulla terraferma. Hiram fece anche altri lavori di assetto urbanistico, come la colmata fra le due isole e la costruzione dei porti. Tiro assume una certa preminenza sulle altre città fenicie dall'800 a.C. Perse parte del suo territorio dalla conquista della Palestina settentrionale con Tiglatpileser III (733-732 a.C.) e fu inglobata nella provincia assira nel 662 a.C. con Assurbanipal. L'economia locale si basava sulla navigazione, la tintura delle stoffe, il legno, e il vetro. Le fortificazioni risalgono al IX secolo a.C., anche se ricostruite in età persiana. Rachidijen è la necropoli meridionale, datata al Medio bronzo, con alcuni rinvenimenti occasionali, e diverse tombe a pozzo scavate nella roccia ad incinerazione (IX-VIII secolo a.C.). Dopo la conquista di Alessandro si apre alla cultura greca, prosperando sotto i Lagidi e i Seleucidi, guadagnando autonomia nel II secolo a.C. fu scavata da Renan e Poitchetand. Il vicino sito di Kharayeb presenta un tempio del V-IV secolo a.C. con terracotte egittizzanti. Umm el Amed, l'antica Hamon, è un complesso sacro di epoca ellenistica, scavato da Dunand e Duru; il santuario è del V secolo a.C., articolato in vari templi e collegato con delle strade. Alcune iscrizioni fencie erano destinate a Milkashart, dio poliade, Baal di Tiro e Baal Shamin; mostra dunque una resistenza della cultura fenicia alle penetrazioni greche in età ellenistica. Akhziv è un sito del II millennio a.C., con una serie di necropoli che mostrano la varietà delle pratiche funerarie del I millennio a.C., con una forte stratificazione sociale. Il corredo è determinato dall'influsso della cultura fenicia.

La città è oggi in parte sommersa e in parte ricoperta dalle costruzioni moderne. Presenta un'occupazione già dal III millennio, e le fonti - i sacerdoti di Melqart ed Erodoto - che riportavano come data di fondazione il 2750 a.C. sembrerebbero coincidere. Non è citata nell'Antico Regno forse per una fase di abbandono (2000-1600 a.C.), mentre è nota dai testi di elʿ-Amārnah e la ceramica mostra evidenti contatti con l'Egeo. I porti principali sono due, a nord il cosiddetto sidonio ancora oggi in uso, e a sud quello egiziano abbandonato.

Nel 1997 alcuni scavi di emergenza riportano alla luce una necropoli fenicia, dove già era stato provato ad identificare un tofet. La stratigrafia: STRATO 1, limo argilloso con materiali moderni (50 cm); STRATO 2, argilla sabbiosa rossastra con ceramica e monete dal I al VI secolo d.C. (2,8 m); STRATO 3, argilla grigio-marrone con monete ellenistiche e ceramica attica; STRATO 4, sabbioso con sepolture e materiali del Ferro; STRATO 5, torbiera scura forse per una precedente laguna. Dal quarto strato sono state identificate 56 urne benché in uno spazio ristretto, che hanno permessono di riconoscerne la ritualità (come rotture di vasi, bruciature e corredi standard); si conoscono sepolture singole, a coppie o in gruppo, talvolta con un cippo in pietra, e di cui è stato possibile identificare la microstratigrafia. Se nel secondo strato è la sabbia continentale a prevalere, nel quarto avviene il contrario, probabilmente a causa di un lento processo di continentalizzazione. Sono note altre necropoli vicine al mare, come a Khaldé, Sidone-Dackermann, Atlit e Amatunte; ma la più simile per urne e rituale funerario è quella di Akhziv, forse perché costituivano un'unico popolo tirio; tuttavia vanno notate importanti differenze con la più vicina necropoli di Tell Rachidieh. La ceramica della necropoli tiria è stata studiata secondo il metodo di Sarepta (divisione formale, tecnico-decorativa, sequenziale).

CLASSIFICAZIONE FORMALE - contenitori, urne cinerarie (crateri, giare da dispensa decorate, pentole di tipo cipriota) - brocche neck-ridge con orlo a fungo e stilted rim, brocca con orlo trilobato - forme aperte (bicchieri ispirati alle forme metalliche, coppette comuni con base piatta, parete convessa e orlo deflesso) --> solamente un pezzo (U.8.4) non è attribuibile ad alcuna categoria formale, ma appartiene al periodo arcaico della Grecia orientale e per Coldstream è un amphoriskpos o uno skyphos

CLASSIFICAZIONE TECNICO-DECORATIVA - la ceramica (neanche quella importata) è di alta qualità, anche se le migliori sono le brocche e le coppe per bere - COMUNE, pentole e coppe comuni levigate all'interno - DIPINTA, tutte le classi, distinguibili tra importate (soprattutto lisciate) e non (a differenza di Cipro con decorazione complementare) - RED SLIP, brocca con orlo trilobato e coppe piatte (con una lustratura minima omogenea orizzontale sul corpo e verticale sul collo)

CLASSIFICAZIONE SEQUENZIALE - ceramica corrispondente a metà IX e fine VII secolo a.C., ossia strati III-I degli scavi Bikai (orizzonte di Kition e Amatunte) - tipi più ricorrenti sono l'urna con due brocche trilobata e neck-ridge ed un bicchiere (come urna 9) - un solo pezzo di grave goods e cremato nelle pentole (urna 23 e 54)

URNA 8: fra le più ricche, con due pietre a fronteggiare l'urna e a coprire le offerte (ossia quattro terracotta in una scatola di pino, di cui resta traccia carbonizzata): le terracotte possiedono medesima argilla e caratteristiche, quindi probabilmente sono di medesima produzione; il fuoco ha scalfito le pietre e parte dell'urna; il cratere, la brocca con orlo a fungo, cinque piatti, un tempietto in terracotta, una figurina di cavaliere, ed una maschera. URNA 9: vicina all'urna 8 e con resti di carbone vegetale; presenta il tipico assemblaggio di Tiro: brocca con orlo trilobato, una con orlo neck-ridge e bicchiere, e diversi altri resti di ceramica; ci sono anche cinque ciottoli all'interno della ceramica.

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